Doping, altre rivelazioni degli hackers: ci sono anche cinque italiani

Tra i 41 nomi rilasciati nel pomeriggio di venerdì sul loro sito, quinto degli elenchi pubblicati finora, ci sono Paolo Pizzo, Rachele Bruni, Emanuele Birarelli, Matteo Lodo e Teresa Frassinetti.

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Le rivelazioni degli hacker russi contro il sistema antidoping mondiale della Wada toccano per la prima volta cinque medagliati italiani, autorizzati dietro prescrizione medica e regolare dichiarazione alle rispettive federazioni all’uso a scopo terapeutico di sostanze proibite. Tra i 41 nomi rilasciati nel pomeriggio di venerdì sul loro sito, quinto degli elenchi pubblicati finora, ci sono lo spadista Paolo Pizzo, la nuotatrice in acque libere Rachele Bruni, il pallavolista Emanuele Birarelli, il canottiere Matteo Lodo e la pallanuotista Teresa Frassinetti. Tutte medaglie d’argento, salvo il bronzo di Lodo con il 4 senza. Non si profila per nessuno il rischio di squalifica, proprio perché si tratta di prescrizioni in accordo con la Wada.

Le prescrizioni più corpose riguardano Paolo Pizzo, medaglia di argento a squadre con la spada maschile, e Rachele Bruni, argento nella 10 km di nuoto di fondo, per l’assunzione del formoterolo, farmaco utilizzato per la cura dell’asma, autorizzato per ben quattro anni , dal 2010 al 2014. Birarelli, capitano della nazionale maschile di pallavolo, è stato autorizzato all’assunzione di betametasone (ancora per la cura dell’asma) e prednisone (per i problemi reumatologici) per tre settimane, nel settembre 2015, quando era fermo per infortunio in coppa del mondo. C’è il prednisone, assunto per quattro giorni nel luglio scorso, nella prescrizione di Teresa Frassinetti, argento col Setterosa, mentre Matteo Lodo ha preso il beclometasone (ancora per le vie respiratorie) per otto giorni tra fine luglio e inizio agosto prima dei Giochi.

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