Kakà: “Felice di aver lasciato il Real e un Mourinho difficile. In Italia mi amavano in Spagna mi cacciavano”

Kakà: “Felice di aver lasciato il Real e un Mourinho difficile. In Italia mi amavano in Spagna mi cacciavano”

Riavvolge il nastro l’ex stella brasiliana che lasciò il Milan nel 2009 per andare a Madrid

di Redazione ITASportPress

“José Mourinho aveva tutte le ragioni per farmi fuori, considerato il mio rendimento nelle ultime partite. Invece mi è stato vicino e mi ha aiutato. Ho un debito con lui e con il Real Madrid. Il problema ero io. Anche lui ha atteso che migliorassi». Queste parole proferite da Kakà nel 2011 durante la sua avventura al Real Madrid, cozzano, e di molto, con quelle di oggi al portale brasiliano UOL, dove l’ex rossonero invece cambia versione sul portoghese e sulla sua avventura in Spagna.

REAL FLOP – “Nel 2009 accettai la proposta dei Blancos ma dopo il passaggio al Real ero completamente distrutto per non essere riuscito a dare quello che avevo dato al Milan. Ero completamente perso e smarrito. In Italia tutti mi amavano, ma in Spagna tutti volevano che me ne andassi. Jose Mourinho è stato un allenatore difficile per me. Quando ho pensato che mi avrebbe dato una possibilità, questo non è mai successo. Non potevo dimostrargli che ero in buona forma. Mi sono allenato, combattuto e pregato tanto ma non avendo ricevuto la fiducia del tecnico, ho capito che non potevo lavorare con lui. Ero molto felice dopo aver lasciato il Real e tornato al Milan, specie dopo quando Mourinho ha detto che ero uno dei giocatori più professionali che abbia mai allenato”.

PEGGIOR SCONFITTA – “In assoluto la peggiore è stata la finale persa col Milan in Champions League con il Liverpool. Una delle più difficili e allo stesso tempo una delle più grandi lezioni che ho avuto nel calcio. Ho imparato che non avevo il controllo sulla vittoria. La squadra era una delle migliori della storia rossonera, una delle migliori difese mai esistite, che ha preso tre gol in sei minuti ”

HO SMESSO DOPO UNA SERA A MILANO – “Sono andato a vedere una partita del Real Madrid contro il Borussia Dortmund in Champions League e poi una partita del Milan a San Siro, dove sono andato in campo. I tifosi mi hanno intonato cori emozionanti e ho capito che ero nel posto dove avrei voluto essere: con loro in curva a guardare la partita e tifare. Così ho deciso di non giocare più. In futuro potrei lavorare col San Paolo ma non voglio fare l’allenatore nè il commentatore tv”.

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