Carlo Verdone su Ventura: “Non è mica Klopp. Insigne fuori, come diavolo si fa?”

Carlo Verdone su Ventura: “Non è mica Klopp. Insigne fuori, come diavolo si fa?”

“Sono convinto che quello che è successo a Milano sia lo specchio di questo paese in questo momento”

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Anche Carlo Verdone esprime il suo malessere sull’Italia che, dopo 60 anni, non sarà protagonista al Mondiale; ecco un estratto della lunga intervista che il noto attore, regista e sceneggiatore italiano ha concesso ai taccuini de Il Mattino: “Sono convinto che quello che è successo a Milano sia lo specchio di questo paese in questo momento. Mancano coesione e autorevolezza a tutti i livelli. Mancano persone che abbiano idee chiare, polso forte e soprattutto lavorino per il bene della comunità. Lo spunto è offerto dallo spettacolo indecoroso offerto al pubblico del Meazza per una volta strabocchevole, ma in realtà anche in questo settore ludico continua imperterrita a governare una classe dirigente anziana e conservatrice. A un certo punto m’è sembrato che in mancanza di tecnica, tattica, talento, astuzia adeguati a scardinare il catenaccio svedese, i nostri giocatori sparacchiassero la palla nel mucchio. Ventura? Non è mica Klopp, quello fa paura per come urla, come segue, come incita la squadra. Certo lui e altri come lui sanno mettere bene la squadra in campo, ma conta anche questo. Non partecipo al massacro di Ventura, però mi sono cadute le braccia quando la telecamera lo inquadrava mentre guardava per terra, si girava smarrito verso i collaboratori o atteggiava il faccione come un condannato al patibolo. Senza mettere in conto gli evidenti errori tecnici: come diavolo si fa a non fare giocare Insigne, l’azzurro più talentuoso del momento, a imporre un ruolo non suo al povero Florenzi, a preferire il desaparecido Gabbiadini ad un El Shaarawy in grande forma? Per me un altro guaio sta nella pioggia indiscriminata di stranieri che impedisce la crescita dei nostri giovani e annulla i prelievi dalle serie cadette. È un dato di fatto che dai vivai non escono più i Totti, i Pirlo, i DelPiero e i Cannavaro. Non sono certo quello che si definisce un populista, ma credo davvero che l’Italia debba fare uno scatto per non affogare, che dovremmo darci tutti da fare per l’interesse collettivo e lasciare cuocere nel loro brodo partiti e partitini che l’hanno fatta diventare una sorta di parodia di un’assemblea condominiale”.

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