I NUMERI DEL CALCIO, il 5: lo stopper è davvero solo un ricordo? Riscopriamo i grandi del passato

I NUMERI DEL CALCIO, il 5: lo stopper è davvero solo un ricordo? Riscopriamo i grandi del passato

di Redazione ITASportPress

Rude, spietato e forte nel gioco aereo, lo stopper indossava la maglia numero 5 e aveva il compito di marcare l’attaccante avversario ovunque andasse, era la sua ombra. Nel calcio moderno, che di solito prevede le difese schierate in linea, il termine “stopper” è stato ormai messo da parte per lasciare spazio alla denominazione “difensore centrale”.

Facciamo una panoramica dei migliori stopper della storia del calcio, chi faceva dell’eleganza la propria forza e chi invece ricorreva alla cattiveria pur di rimanere incollato all’avversario ad ogni costo. Il primo nome è lo stopper del “Grande Torino” Mario Rigamonti: bresciano classe ’22, collezionò 140 presenze negli Invincibili vincendo quattro campionati; riuscì a vestire solo 3 volte la maglia della Nazionale, lui, considerato l’erede naturale di Carlo Parola. Alla sua morte Brescia ha deciso di dedicargli un tributo chiamando come lui lo stadio comunale del Brescia Calcio e l’omonimo centro sportivo sempre a Brescia. L’interprete forse più elegante di un ruolo in cui dominava la fisicità, fu lo “stopper gentiluomo” Aristide Guarneri. Lombardo nato nel 1938, si aggiudicò questo soprannome per il fatto di non essere mai stato espulso in carriera grazie ai piedi buoni ed al tempismo perfetto. Risti Guarneri fu Campione europeo con l’Italia nel ’68 e giocò prevalentemente nell’Inter (333 partite in cui vinse 2 Coppe dei Campioni e 3 Campionati). Una via di mezzo tra eleganza e cattiveria è perfettamente rappresentata dal torinese Roberto Rosato: soprannominato “Faccia d’angelo” per via dei tratti dolci del viso, iniziò la carriera da mediano per poi trasformarsi in temibile stopper. In campo usava modi decisi e spesso rudi, era durissimo ma mai canaglia. Rosato giocò 131 partite con il Torino, tra ’60 e ’66, e 187 con il Milan di Nereo Rocco (con cui vinse, tra l’altro, 3 Campionati e 1 Coppa dei Campioni). Rosato è morto nel 2010 e nell’occasione l’Italia ha voluto ricordarlo scendendo in campo in Sud Africa con il lutto al braccio. All’estremo opposto troviamo Francesco Morini: duro nei contrasti, sempre al limite della correttezza, non arrivò mai neanche a fare un tiro in porta; Soprannominato “Morgan” perché depredava gli avversari del pallone così come un pirata, vestì la casacca della Juventus per 256 volte vincendo 5 Campionati e 1 Coppa Uefa. 11 presenze con la Nazionale, in una trasmissione televisiva Morini raccontò che prima dei Mondiali del ’78, sentendosi pronto, chiese a Zoff di intercedere presso il Ct Bearzot al fine di essere convocato per l’Argentina: Zoff, friulano come Bearzot e dello stesso temperamento riservato, respinse tale richiesta.

Solchiamo l’oceano per nominare Junior, il brasiliano classe ’54, ricordato in Italia per aver vestito le maglie di Torino (86 presenze) e Pescara (62). Junior vestì praticamente per tutta la carriera la casacca del Flamengo collezionando in totale 857 presenze. Con il Brasile partecipò ai Mondiali dell’82 e conta complessivamente 70 apparizioni con la maglia verdeoro. Nel 1984 Junior arrivò in Italia e prima di firmare con il Torino di Radice chiese ed ottenne garanzie per giocare da centrocampista davanti alla difesa anziché da terzino, in quanto considerava il primo ruolo meno logorante per prolungare la propria carriera. Durante il primo anno in Italia “papà Junior”, così chiamato per via dell’aspetto e dell’età non più giovane, fu vittima di due episodi di razzismo (a Milano e a Torino in occasione di un derby) ma al termine della stagione vinse il premio di giocatore dell’anno. Rimase in granata fino al 1987 quando approdò al Pescara di Galeone in seguito al peggioramento dei rapporti con il tecnico Radice. Junior tornò al Torino nel 1991 ma solo il tempo di vincere con i granata la Coppa Mitropa in finale contro il Pisa, torno poi subito in Brasile dove concluse la carriera nel Flamengo.

Era considerato l’erede di Roberto Rosato al Milan per l’abilità nel gioco aereo e per i tempi di anticipo sull’avversario, stiamo parlando di Fulvio Collovati, friulano classe ’57. L’attuale opinionista della Rai vinse il Mondiale spagnolo del 1982 e collezionò in totale 50 presenze con la maglia azzurra. Vestì entrambe le maglie delle squadre milanesi: 158 presenze con il Milan dal ’76 all’82, con uno Scudetto, e 109 con l’Inter tra ’82 e ’86. Concluse la carriera al Genoa giocando fino al 1993. Passiamo a Pietro Vierchowod, “Lo Zar” bergamasco considerato da Maradona: “Senza ombra di dubbio l’avversario più duro incontrato nella mia carriera, era dotato di qualità fisiche uniche”. Per tutti gli anni ’80 e ’90 considerato uno dei migliori difensori centrali del Campionato italiano, Vierchowod vinse il Mondiale nell’82 e conquistò il terzo posto ai Mondiali del ’90. Figlio di un soldato dell’Armata Rossa originario di Kiev, lo Zar vestì, tra le altre, 358 volte la maglia della Sampdoria e 21 volte quella della Juventus, con cui vinse la Champions League del 1996. Altro oro Mondiale, Italia ’90, è il tedesco Jurgen Kohler che in Italia vestì la maglia della Juventus tra ’91 e ’95 vincendo Campionato, Coppa Italia e Coppa Uefa. Conclusa l’esperienza italiana Kohler approdò al Borussia Dortmund con cui, in 191 presenze, vinse la Champions League del 1997. Il tedesco vestì la maglia della Germania 105 volte vincendo, oltre al mondiale italiano, anche gli Europei inglesi del 1996. Rimaniamo in Italia per “Tarzan” Enrico Annoni: lombardo classe ’66, vestì tra ’90 e ’94 la maglia del Torino di Mondonico collezionando in totale 103 presenze; Annoni fu sempre circondato dalla fama di duro, in un solo campionato di B con la Sambenedettese rimediò 8 espulsioni, ma con il passare degli anni i suoi interventi diventarono decisi ma corretti. Altro stile sicuramente fu quello di Alessandro Costacurta, soprannominato “Billy” per via della sua esile struttura fisica, formò l’imbattibile linea difensiva del Milan di Sacchi e Capello con Baresi, Tassotti e Maldini. Vestì la maglia dell’Italia 59 volte conquistando il secondo posto ai Mondiali statunitensi del 1994 e nel 2007, anno in cui smise di giocare, è diventato il marcatore più anziano nella storia della Serie A a segnare un gol (calcio di rigore in Milan-Udinese 2-3). Passiamo all’ultimo nome italiano di questa lista, ultimo solo in ordine di tempo, e parliamo del Pallone d’oro 2006 “Carrarmato” Fabio Cannavaro: Campione del Mondo nel 2006, il giocatore napoletano classe ’73 ha detenuto il record di presenze in Nazionale (136) fino al 2013, quando è stato superato da Buffon. L’attuale vice-allenatore dell’Al-Ahli Club in carriera ha vestito le maglie di Napoli (58 presenze), Parma (212), Inter (50), Juventus (101) e Real Madrid (94).

Ha appeso gli scarpini al chiodo da appena due mesi ed è sicuramente indimenticabile il nome di Carles Puyol, spagnolo classe ’78 Campione d’Europa 2008 e del Mondo 2010. In carriera ha sempre vestito la maglia del Barcellona aggiudicandosi in 481 partite 6 Campionati e 3 Champions League. Puyol, considerato uno dei più abili difensori al mondo, era noto per il suo impegno intenso e la sua Leadership: di sé diceva di non avere la tecnica di Romario, la velocità di Marc Overmars o la forza di Patrick Kluivert, ma di lavorare di più rispetto agli altri; di essere come lo studente che non è tanto intelligente ma ripassa per gli esami e infine li supera. Di lui i compagni dicevano: “Se stiamo quattro gol sotto pensa che possiamo ancora vincere”, mentre il medico ai tempi del Barcellona lo riteneva il giocatore più forte, con le reazioni più rapide e con la forza più esplosiva. L’ultimo nome è quello del fresco Campione del Mondo 2014 Mats Hummels, il tedesco classe ’88, ha giocato finora 171 partite con il Borussia Dortmund conquitando 2 Campionati, 2 Coppe di Germania e 2 Supercoppe di Germania. Dice di ispirarsi a Piqué anche se in Germania lo paragonano a Franz Beckenbauer.

Che prediligano l’eleganza alla cattiveria, o viceversa, ecco i numeri 5 del presente e del futuro che potrebbero ambire ad un posto nell’albo dei migliori difensori centrali del futuro: il brasiliano Marquinhos (classe ’94, PSG), i tedeschi Marian Sarr (’95, Borussia Dortmund), Marc-Oliver Kempf (’95, Friburgo) e Jonathan  Tah (’96, Amburgo), l’italiano Alessio Romagnoli (’95, Sampdoria), l’olandese Jorrit Hendrix (’95, PSV) e il danese Andreas Christensen (’96, Chelsea).

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