Legañes, lettera immaginaria di un figlio al padre: “Non costringermi a lasciare il calcio”

Legañes, lettera immaginaria di un figlio al padre: “Non costringermi a lasciare il calcio”

Il club spagnolo, rivelazione della Liga, stupisce tutti con un’efficace iniziativa

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Il Legañes è una delle rivelazioni della Liga. Promosso per la prima volta nella scorsa stagione, la formazione di Madrid si sta affermando come una delle realtà più sane del calcio spagnolo, a livello di risultati, ma soprattutto di organizzazione anche del settore giovanile. Provare per credere la lettera che è stata affissa allo stadio “Anexo Jesus Polo”, dove giocano le squadre del settore giovanile. Una lettera scritta in prima persona, come se fosse uscita dal pugno di un ragazzo che si ribella al comportamento del proprio papà e che invita il genitore a non inquinare il piacere di giocare al calcio:

“Papà, cosa stai facendo?
Non so come dirtelo. Sicuramente tu pensi di agire per il mio bene, ma non riesco ad evitare di sentirmi diverso dagli altri ragazzi.
Mi hai regalato un pallone quando ho imparato a camminare e mi hai fatto cominciare a giocare prima ancora di andare a scuola. Io amo allenarmi durante la settimana, stare con i compagni e giocare alla domenica come fanno i grandi campioni. Però quando poi c’è la partita le cose non vanno bene. Io non mi sento come gli altri.
Sugli spalti pensi che siano tutti nemici, insultate gli arbitri, gli allenatori, i giocatori, gli altri padri. Perché succede questo?
Soffro e non è giusto. Mi ripeti sempre che sono il più forte, che gli altri non valgono nulla rispetto a me, che chi pensa il contrario si sbaglia, che conta solo vincere. L’allenatore che tu vedi come nemico mi insegna a giocare divertendomi. Ti ricordi il ragazzo che è entrato al posto mio l’altro giorno? L’hai insultato per tutta la partita dicendo che non era in grado neppure di portarmi la borsa: è un mio compagno di classe, lunedì quando lo vedo a scuola mi vergogno.
Non voglio deluderti, ma a volte penso di non essere un bravo calciatore, che non diventerò professionista e non guadagnerò milioni come sogni tu. Ho pensato anche di smettere, ma il calcio mi piace tanto. Per favore, non fare in modo che io ti chieda di non venire più a vedermi giocare”.

L’idea sembra aver avuto successo. “La situazione è migliorata dopo la pubblicazione della lettera – ha detto Jorge Broto, responsabile del settore giovanile del Legañes – C’è ancora qualche genitore che si comporta male per tutta la durata della partita e altri che lo fanno solo per dieci minuti, ma andiamo meglio anche se bisogna lavorare molto duramente. Qui all’inizio di ogni stagione facciamo una riunione con i genitori e diamo una sorta di decalogo, ma il comportamento di molti padri verso gli arbitri e verso gli allenatori che non fanno giocare i propri figli è un problema molto serio, non solo a Legañes, ma per tutto il mondo del calcio, che resta solo e soltanto un gioco”.

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