L’Entella resta in C, la rabbia del presidente Gozzi: “È una barzelletta”

L’Entella resta in C, la rabbia del presidente Gozzi: “È una barzelletta”

Il club ligure all’attacco per la gestione del processo a Cesena e Chievo per le presunte plusvalenze fittizie

di Redazione ITASportPress

Dopo Catania, Novara, Pro Vercelli, Siena e Ternana, che si sono viste dichiarare inammissibile il proprio ricorso contro il nuovo format della Serie B a 19 squadre, anche la Virtus Entella ha dovuto ingoiare il boccone amaro del mancato ripescaggio.

Quello dei liguri era un percorso a parte, legato al processo per presunte plusvalenze fittizie a carico del Cesena, ormai fallito: l’Entella chiedeva il declassamento dei romagnoli e la conseguente riscrittura della classifica dello scorso campionato, ma le cose sono andate diversamente e i Diavoli Neri il ritorno in B dovranno guadagnarselo sul campo.

All’indomani della decisione del Collegio di Garanzia, il presidente dell’Entella Antonio Gozzi ha espresso il proprio parere con termini molto duri attraverso una nota pubblicata sul sito ufficiale della società:

“La vicenda Cesena è una barzelletta: un mese fa la Corte federale d’appello, anziché emettere una sentenza, ha stabilito che la società romagnola e il Chievo non potessero essere separati in giudizio. Così ha ottenuto di far trascorrere il tempo affinché avvenisse la revoca dell’affiliazione del Cesena e di conseguenza si verificasse la farsa di oggi, non giungendo mai ad una sentenza definitiva quando in primo grado erano stati irrogati al Cesena ben 15 punti di penalizzazione per la stagione 18/19, ignorando l’articolo 18 sull’afflittività. E adesso i 15 punti sono svaniti nel nulla grazie a rinvii ed a rimpalli grotteschi tra i vari gradi di giudizio”.

“L’Entella – prosegue il comunicato – si batterà in ogni sede e con tutte le forze a disposizione perché questo sistema di giustizia sportiva, che non applica le regole esistenti o le applica a suo piacimento, ed è soggetta ad influenze di ogni tipo, sia radicalmente cambiato. La crisi del calcio italiano continuerà sino a quando legalità, trasparenza, onestà e correttezza di comportamenti non diventeranno i requisiti indispensabili per far parte della comunità calcistica e fino a quando gli organi preposti (Figc e corti federali), contrariamente a quanto hanno fatto in questa vicenda, non imporranno questi valori, che sono imprescindibili per ridare credibilità ad un movimento alla deriva”.

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