Real Madrid, l’ex Di Maria provoca: “Non sarebbe un problema giocare nel Barcellona”

Real Madrid, l’ex Di Maria provoca: “Non sarebbe un problema giocare nel Barcellona”

La vigilia al veleno dell’argentino, pronto a tornare al Bernabeu con il Paris Saint Germain

di Redazione ITASportPress

L’addio di Angel di Maria al Real Madrid non è certo stato indolore. In blanco tra il 2010 e il 2014 l’attaccante argentino fu poi liquidato da Florentino Perez dopo la conquista della Champions 2014, a dispetto della volontà di Carlo Ancelotti di non disfarsi di un giocatore così forte e duttile.

Alla vigilia della super-sfida da ex in Champions League, l’esterno ora in forza al Paris Saint Germain ha parlato a So Foot, senza nascondere un pizzico di acredine verso il proprio passato. Al punto da aprire a un clamoroso trasferimento…: “Quando lasciai il Real Madrid il mio ciclo era terminato, non avrei problemi a giocare a Barcellona. L’unico club nel quale non andrei è il Newell’s Old Boys, perché sono tifoso del Rosario Central”.

Si evince che il rapporto con i blancos non sia ottimale, come confermato dall’ultima frecciata, quella sul presunto veto del Real alla disputa da parte del Fideo della finale Mondiale 2014 dopo l’infortunio subito ai quarti contro il Belgio: “Il documento mandato dal Real all’Argentina per non farmi giocare? Lo ricevetti nel giorno stesso della finale, lo lessi e lo strappai subito. C’era scritto che la Federazione argentina doveva assumersi la responsabilità qualora mi fossi infortunato ancora durante la finale, ma non ho bisogno di questo per motivarmi ulteriormente nel giocare contro il Real”.

Di Maria ha poi parlato delle prospettive del PSG in questa Champions, dopo essere tornato sul clamoroso 1-6 subito lo scorso anno a Barcellona: “Succede di rado di perdere partite in quel modo. Sapevamo di non essere al sicuro nonostante la larga vittoria dell’andata, ma purtroppo è successo e dobbiamo guardare avanti. La Champions di fatto comincia adesso, sappiamo di essere forti e di poterla vincere, ma non siamo gli unici”.

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