Rossi: “Il fallimento del Vicenza è lo specchio della retrocessione del calcio italiano”

Rossi: “Il fallimento del Vicenza è lo specchio della retrocessione del calcio italiano”

Il centravanti campione del mondo nel 1982, gloria del Lanerossi, analizza la crisi societaria che rischia di far scomparire il club biancorosso

Lui di provincia rampante se ne intende, avendo giocato a fine anni ’70 nel Vicenza e nel Perugia, che proprio in quegli anni stupirono il paese: i berici chiusero al secondo posto nel ’78 da neopromossi grazie ai gol del futuro Pablito, mentre gli umbri, reduci a propria volta da uno storico secondo posto imbattuti, arrivarono a pagarsi l’ingaggio del centravanti con la prima sponsorizzazione di maglia.

Altri tempi, quelli che oggi sembrano lontanissimi e che non possono che provocare nostalgia a Paolo Rossi, intervistato da La Repubblica sulla crisi societaria che rischia di portare al fallimento il Vicenza: “Non seguo le vicende della società, ma sono molto legato alla città sul piano affettivo, quello è un ambiente appassionato come pochi. Tra l’altro, in questi giorni Vicenza ospita la mia mostra, cimeli, magliette e ricordi di una stagione fantastica. Quel Lanerossi era una scommessa nata per salvarsi, con molti giovani accanto a giocatori di categoria. Invece poi scattò la magia, un puzzle incredibile e perfetto con una grande città attorno, grande perché viva. Noi giocatori avevamo la percezione di vivere qualcosa di unico, mi sembra incredibile che il Vicenza stia per fallire”.

E invece è tutto vero. Non resta che provare a capire il perché. Rossi parte da lontano: “Il Nordest ha trainato l’economia per trent’anni, tra Vicenza e Treviso c’erano circa diecimila aziende tra oro e tutto il resto, poi in quell’ampia provincia si è aperto l’imbuto. Come si riparte? Ricordandosi che la storia sportiva di una nazione non è qualcosa che appartiene solo al passato. La realtà è che tutto il nostro calcio oggi è retrocesso, siamo lontani anni luce dal resto d’Europa: siamo fuori dal Mondiale, senza un ct e un presidente federale, i nostri ragazzi non giocano più a pallone, fanno altro”.

Le proprietà straniere in questo senso possono aiutare? Risorsa o allontanamento dalle radici? Rossi ha le idee chiare: “Tra un po’ resisterà solo la Juventus che ha ancora la famiglia Agnelli alle spalle. Senza offesa per la Cina, Inter e Milan hanno troncato le radici e la Roma è americana”.

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