Villarreal, il ritorno di Cazorla: “Il mio osso sembrava plastilina, ma sono tornato”

Villarreal, il ritorno di Cazorla: “Il mio osso sembrava plastilina, ma sono tornato”

Lo spagnolo è tornato in campo 668 giorni dopo l’infezione per la quale ha rischiato l’amputazione del piede

di Redazione ITASportPress

668 giorni, seicentosessantotto, e undici operazioni dopo, il miracolo è riuscito: Santi Cazorla è tornato a essere un giocatore di calcio. L’ex centrocampista offensivo dell’Arsenal è tornato a disputare una partita ufficiale lo scorso 18 agosto, contro la Real Sociedad con la maglia del Villarreal, il club nel quale è cresciuto e che lo aveva posto alle attenzioni dei Gunners e del calcio europeo, al punto da meritarsi di entrare nel giro della Nazionale spagnola con cui vinse due Europei.

Ma un’infezione batterica nata dopo un’operazione alla caviglia destra lo stava strappando al calcio e non solo, al punto da fargli rischiare l’amputazione del piede. L’ultima partita risaliva al 19 ottobre 2016, in Champions League con l’Arsenal contro il Ludogorets. Poi il dolore si è fatto insopportabile e il calvario ha avuto inizio.

Calvario che Cazorla ha potuto raccontare ora, da vincitore, in un’intervista anche dai toni drammatici al Daily Mail: “Sono come un puzzle, ci sono parti di me in posti in cui non dovrebbero esserci, ma ho combattuto per tutto questo e devo sfruttarlo al meglio!” ha scherzato il giocatore, riferendosi al trapianto di pelle che ha dovuto subire, da un braccio, dove c’era un tatuaggio, alla caviglia.

“Più passava il tempo, più stavo male. Tutto è andato avanti fino alla gara contro i bulgari, quando piansi dal dolore. Io ho una soglia davvero alta, ma in quel momento non potevo più sopportare nulla. Era come se il mio osso fosse diventato di plastilina, l’infezione l’aveva quasi mangiato. Ho perso dieci centimetri di tendine, sembrava orrendo, ma i medici mi dissero che poteva anche andare peggio. Hanno preso parte della pelle sulla coscia e me l’hanno messa nel braccio. Questo per coprire l’arteria, perché dovevano prendermi la pelle dal braccio per mettermela sul piede. Così mi hanno fatto un tendine nuovo”.

Cazorla ha anche tempo per fare autocritica, oltre che per i ringraziamenti del caso, al club che ha avuto fiducia in lui, il Villarreal, dopo due anni da spettatore forzato all’Arsenal, e alla famiglia: “Il primo a dare la colpa a me stesso sono io, perché ho deciso io chi mi doveva operarmi. Sarei dovuto venire in Spagna dal primo giorno, non posso incolpare nessuno. La mia famiglia mi ha dato la forza per andare avanti, lo dico sempre. Loro mi dicevano, ‘Dai Santi, hai passato anni a combattere. Non puoi mollare tutto perché oggi sei un po’ giù!’ Si sono trasferiti in Spagna dall’Inghilterra. Sarò sempre grato a loro e al Villarreal”.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy