Se Palermo piange…Catania non ride. Le due facce (tristi) della Sicilia

Se Palermo piange…Catania non ride. Le due facce (tristi) della Sicilia

Per una volta, Palermo e Catania, divise da una storica rivalità calcistica, sono unite, al momento, da un destino comune: la ‘depressione calcistica’.

Udinese-Palermo 4-1, Paganese-Catania 2-1. Sconfitte per le due squadre siciliane, con maggiori trascorsi in A. Per una volta, Palermo e Catania, divise da una storica rivalità calcistica, sono unite, al momento, da un destino comune: la ‘depressione calcistica’.

CAMBIANO I PRESIDENTI, NON I RISULTATI – A Palermo, dopo gli allenatori, si cambiano anche i presidenti. Da quasi un mese, Paul Baccaglini è il nuovo numero uno del club rosanero o almeno così sembra. Entro aprile dovrà dimostrare di avere un progetto valido (e i soldi) per acquistare le quote della società rosanero. Intanto la squadra continua a perdere e si allontana sempre di più dalla zona salvezza. I siciliani non riescono ad approfittare della caduta libera dell’Empoli (sei sconfitte consecutive, un solo successo nel 2017) e rimangono a 7 punti di distacco dai toscani. Una perfetta radiografia della stagione da incubo dei rosanero. Rosa inadeguata, cambi tecnici improvvisati, dirigenza assente (o quasi). Un isterismo che ha portato come risultato il terzultimo posto, sempre più vicino alla Serie B.

ALLE PENDICI DELL’ETNA CRISI NERA – Se a Palermo non si riesce ad approfittare delle sconfitte altrui, a Catania, invece, è da tre gare che non si portano a casa punti. La squadra rossazzurra langue a centro classifica nel girone C di Lega Pro. Dopo il mercato di riparazione, sono arrivate solo due vittorie (contro Matera e Messina). Poi un pareggio (contro il Taranto) e quattro sconfitte (contro Akragas, Melfi, Lecce e Paganese). Un’inversione di tendenza inaspettata e preoccupante. Dopo il bel successo nel posticipo contro il Matera, la formazione etnea, forte degli innesti arrivati dal mercato di riparazione, sembrava poter spiccare il volo e invece è rimasta prigioniera delle proprie paure, in ginocchio dal punto di vista fisico e con scarsa capacità di reagire alle avversità. In questo quadro a tinte fosche aggiungiamo anche l’avvicendamento di tre allenatori: Rigoli, Petrone e Pulvirenti. Rispetto a Palermo, a Catania c’è stata una discesa agli Inferi velocissima, tra errori sul campo e sentenze della giustizia sportiva. Uscire dalle sabbie mobili della Lega Pro sembra davvero un’impresa ardua.

DEPRESSIONE CALCISTICA – A Palermo la tifoseria sembra ormai rassegnata alla Serie B: troppe le occasioni perse per sperare nel miracolo della permanenza in A. A Catania, invece, i tifosi sembrano, più che arrabbiati, depressi, quasi impotenti di fronte alla mediocrità di una squadra che avrebbe le potenzialità per ambire ad altri palcoscenici e invece deve accontentarsi di lottare per il decimo posto, l’ultimo utile per i playoff. Mancano ancora due mesi alla fine della stagione: più che auspicare un deciso cambio di rotta, dobbiamo sperare in un ‘miracolo calcistico’. Basterà?

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