L’ATTERRAGGIO DI PULVIRENTI – LE VERITA’ SUL CASO WJ E I VERI CONTI DEL CATANIA CALCIO

L’ATTERRAGGIO DI PULVIRENTI – LE VERITA’ SUL CASO WJ E I VERI CONTI DEL CATANIA CALCIO

Marcel Vulpis, giornalista, esperto di economia e marketing sportivo nonchè direttore di Sporteconomy.

di Redazione ITASportPress

(di Marcel Vulpis) – Una serie di fattori e di congiunture sfavorevoli, a partire dalla perdurante crisi economica, passando per l’aumento delle materie prime come il carburante, hanno messo a terra Wind Jet, la compagnia low cost catanese, nata da un’intuizione imprenditoriale di Antonino Pulvirenti, più famoso al grande pubblico per essere il patron del Catania calcio (presiede una galassia di realtà operanti nella distribuzione commerciale, comparto alberghiero e appunto sportivo), iscritto regolarmente alla prossima stagione di serie “A”. Wind Jet è una delle imprese di Pulvirenti ed è balzata agli onori della cronaca per le gravi difficoltà economiche che sta passando da alcune settimane, aggravate anche dal fatto che la trattativa con Alitalia, per salvare l’azienda e gli oltre 500 dipendenti ad essa collegata, si è purtroppo arenata. Una disfatta nella disfatta.

La situazione economico-finanziaria della Wind Jet non è stata sempre negativa. Wind Jet, dall’anno della sua fondazione (nel 2003) e fino al 2009, ha chiuso tre bilanci in leggero utile (appena sotto il milione di euro) e quattro, invece, in rosso (per cifre mai superiori al milione e mezzo). Ma anche quelli cosiddetti in “rosso” possono essere considerati “fisiologici”, ci sottolineano diversi analisti di bilancio, perchè una compagnia di bandiera low cost, inserita in un mercato estremamente competitivo, qual è quello attuale dei vettori aerei, può presentare dati di bilancio non perfetti nei primi cinque bilanci di esercizio. Fa parte dell’essere un’azienda in “start-up”.

Nel bilancio 2010, analizzato di recente da Radiocor (il 2011 non è ancora disponibile), emerge, però, che l’azionista, Antonino Pulvirenti, ha venduto nel 2009 per 10 milioni di euro alla compagnia aerea il marchio “Wind Jet”, detenuto attraverso la Meridi, società attiva nel settore dei supermercati, a sua volta azionista con il 37,5% del vettore aereo (il resto fa capo alla holding dello stesso Pulvirenti, la Finaria). In precedenza venivano pagate 700 mila euro di royalities all’anno. Questa operazione di cessione del marchio, legata a filo doppio all’aggravarsi della crisi economica sui mercati internazionali (peraltro ancora non ben definita a partire dai prossimi mesi a venire), non è stata una scelta oculata, come, peraltro, segnalano gli stessi revisori nel bilancio 2010.

Tra l’altro, anche sotto il profilo marketing non si capisce il “senso” di vendere alla società, di cui si è l’azionista di maggioranza, il proprio marchio attraverso una società del gruppo, visto che normalmente quando si mette in campo un business, la società operativa è anche proprietaria del/dei marchio/i (fa parte di quello che viene definito “corporate identity”).

Nel 2011, Wind Jet, secondo quanto dichiarato ai media dalla stessa società, ha chiuso con una perdita attorno ai 10 milioni di euro (sono stati 3,1 milioni del 2010). In totale i debiti di Wind Jet a fine 2010 si attestavano a 134,8 milioni (da 106,9 milioni nel 2009) di cui 28,2 milioni con le banche e 68,3 milioni con i fornitori. C’è da sottolineare che parallelamente a queste operazioni lo stesso Pulvirenti ha cercato di intervenire, immettendo risorse per 11,5 milioni di euro attraverso “finanziamenti infruttiferi”, ma secondo i revisori di bilancio il futuro della compagnia aerea “è legata alla concreta possibilità che la società produca utili futuri e in misura tale da poter assorbire i conseguenti ammortamenti, il cui effetto negativo sui risultati della gestione annuale è significativo”.

Il resto è cronaca. Quello che più fa riflettere è come le storie di molte società italiane in crisi siano pressochè caratterizzate da un unico fil rouge: esplodono all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno. Nessuno, e sottolineo nessuno, tra gli addetti ai lavori, si accorge prima ciò che sta per accadere e prova a intervenire per porre rimedio (il caso Parmalat, anche se in alcun modo collegabile alla storia di Wind Jet, è un esempio di come tutti sapevano, ma nessuno è intervenuto).

E’ infatti innegabile che, negli ultimi quattro anni, i debiti di Wind jet si sono raddoppiati, mettendo a terra più di 500 dipendenti, e senza calcolare l’impatto che questa crisi aziendale avrà sull’indotto presente sul territorio (in una Sicilia, che, come tutto il Sud, sta soffrendo particolarmente la crisi contingente).

Wind Jet ha sicuramente beneficiato, nella fase di lancio, della liquidità messa in circolo dallo stesso Pulvirenti, ma successivamente, dal 2003 ad oggi pur decuplicando il fatturato ha visto crescere i costi di produzione e gli oneri derivanti da un forte indebitamento con le banche e soprattutto i fornitori. Va detto, però, che l’azienda ha negli ultimi anni attuato un piano di rinnovo della flotta inaugurando nuove tratte italiane e internazionali e ciò ha comportato, nel breve periodo, costi non immediatamente recuperabili (quindi ulteriori uscite finanziarie). Attualmente la compagnia etnea controlla il 2% del mercato low cost, troppo poco per poter cullare sogni di gloria.

Anche la posizione “attendista” di Alitalia, però, deve far riflettere: cosa sta portando la compagnia di bandiera italiana di riferimento a rinunciare a salvare Wind Jet, pur sapendo che attraverso l’acquisizione della stessa e di Blue Panorama, entrerebbe dalla porta di ingresso nel segmento dei voli a basso costo, andando a generare un business globale di 4 miliardi di euro, e contrastando colossi del calibro di RyanAir e Easyjet, proprio nello stesso settore?. Cos’è che non convince o persino spaventa il managament di Alitalia, tanto da portare la stessa a dichiarare definitivamente fallita la trattativa?. Perchè Alitalia non se l’è sentita di continuare nell’operazione, pur avendo le possibilità di ristrutturare (attraverso i rapporti di alto livello di Colaninno & soci) il debito con banche, fornitori ed erario?

Fa riflettere come purtroppo stia andando in fumo il lavoro di ben 9 anni. Un progetto ambizioso che aveva posto Wind Jet al quarto posto tra le compagnie nazionali, dietro al colosso Alitalia, e al 25° tra quelle presenti sull’isola, e tutto, è bene ricordarlo, interamente a capitale siciliano. L’unica soluzione percorribile è trovare un nuovo “partner” del comparto aereo, con il quale intavolare una trattativa che porti quest’ultimo a prendersi carico dei debiti di WJ e di una parte dei dipendenti. In questo modo Pulvirenti ne uscirebbe totalmente “salvo” e potrebbe concentrarsi nuovamente sui business nel settore della distribuzione organizzata, alberghiero e sportivo che, al momento, sembrano più tranquilli e profittevoli. Se ciò dovesse accadere il patron del Catania vedrebbe il business calcistico in alcun modo toccato dal “default” della compagnia aerea. In attesa nel 2012 comunque di poter analizzare i dati della holding Finaria (nel bilancio al 30 giugno 2011 per esempio non si evidenziano in alcun modo operazioni atipiche e/o inusuali) e della società Meridi.

CATANIA- Alleghiamo pertanto un’analisi dell’ultimo bilancio del Catania calcio, elaborata dal commercialista Luca Marotta, esperto di bilanci calcistici (non solo italiani).

Il Calcio Catania S.p.A. è una società controllata al 95% da “Finaria S.p.A.”, con rappresentante legale Antonino Pulvirenti. Il restante 5% è di proprietà della società “Meridi Srl”, che ha come amministratore delegato Angelo Agatino Vitaliti.

L’obiettivo primario del Calcio Catania S.p.A. è quello della permanenza nella massima serie attraverso una gestione economico-finanziaria “sana e oculata” portata avanti dal presidente Nino Pulvirenti e in particolar modo dall’ex ad Pietro Lo Monaco. Il bilancio del Calcio Catania S.p.A. 2010/11 ha registrato un utile di € 6.449.511, che migliora il precedente utile del 2009/10 di ben 3,9 milioni. L’impiego di calciatori di nazionalità argentina, come scritto nella Relazione sulla Gestione, è una “consuetudine” del Catania.

Le attività.

Tale bilancio si caratterizza, rispetto agli altri bilanci della serie A per la notevole incidenza sul totale delle immobilizzazioni e dell’attivo della voce “Terreni e fabbricati”.

La voce “Terreni e fabbricati” rappresenta il 61,8% delle immobilizzazioni e il 41,2% dell’attivo.

In effetti, durante il 2010/11, è stata inaugurato a Mascalucia, in contrada Torre del Grifo, il nuovo centro sportivo, la cui mancanza ha impedito nel corso degli anni un adeguato sviluppo del settore giovanile. Il costo storico a bilancio è di € 46.438.006, di cui € 1.293.143 per terreno, € 43.085.355 per immobili e € 2.059.508 per i campi di calcio. Il valore contabile netto al 30 giugno 2011 è di € 45.688.751.

Gli impianti del Centro Sportivo hanno un costo storico di € 8.590.351 ed un valore contabile netto di € 7.946.075. Complessivamente gli impianti e macchinari hanno un costo storico di € 8.736.095 ed un valore contabile netto di € 8.063.450, mentre le attrezzature registrano un costo storico di € 763.709 ed un valore contabile netto di € 529.564.

Considerando la voce “terreni e fabbricati” unitamente a “impianti e macchinario”, possiamo affermare che il nuovo centro sportivo è costato circa 56 milioni. Per fare un confronto, possiamo riferirci al bilancio al 30/06/2011 di Juventus F.C. Sp.A., che alle voce terreni e fabbricati, che si riferisce esclusivamente al Centro Sportivo di Vinovo, espone un valore di carico iniziale di € 24.332.000.

Ai fini del Fair Play Finanziario tali spese vengono giudicate “virtuose” e non rilevano ai fini del pareggio di bilancio, perché lo scopo è quello di incoraggiare gli investimenti e le spese per impianti.

Le immobilizzazioni immateriali ammontano a € 17.605.067 e rappresentano il 15,9% dell’attivo. La maggior parte riguarda i diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori, pari a 16,3 milioni e in diminuzione di 4,8 milioni. Il calciatore col valore contabile netto più elevato è Federico Moretti esposto per 4 milioni, seguito da Alejandro Gomez per € 1.790.720 e Maxi Lopez per € 1.760.595.

La capitalizzazione dei costi del vivaio è esposta per € 1.196.274, mentre nel 2009/10 era pari a € 1.239.487. Tali costi vengono ammortizzati in cinque anni.

Complessivamente le immobilizzazioni sono pari a 73,9 milioni e registrano un incremento del 79,2%, con un’incidenza del 66,7% sul totale dell’attivo.

Il 29,9% delle attività del Catania è rappresentato da crediti, che aumentano da 27,4 a 33,1 milioni, segnando un incremento del 20,8%. I crediti verso società calcistiche entro l’esercizio successivo ammontano a 15,7 milioni, mentre quelli oltre l’esercizio successivo ammontano a € 6.780.000. Il credito verso la Juventus ammonta complessivamente a 8 milioni, mentre il credito verso l’Ascoli è pari a 3,9 milioni.

Le disponibilità liquide sono pari a 2,6 milioni, con un incremento del 6,8%.

Il Patrimonio Netto.

Il Patrimonio Netto è positivo per € 25.598.578 e risulta in aumento a causa dell’utile d’esercizio 2010/11. Esso finanzia il 23,1% dell’attivo. Ovviamente è conforme alle prescrizioni del Fair Play Finanziario.

Il 13 maggio 2011 è stato deliberato un aumento di capitale sociale di 6 milioni mediante il passaggio di riserve a capitale.

Le Passività.

La maggior parte delle passività riguarda i debiti, che ammontano a 79 milioni, con un incremento di 35,3 milioni rispetto all’esercizio precedente. La voce “debiti” finanzia il 71,3% delle attività. I debiti verso le banche aumentano da 12,7 a 24,16 milioni. Di questi ben 22,6 hanno una durata superiore all’esercizio successivo e per la maggior parte riguardano il mutuo contratto con l’Istituto del Credito Sportivo, che ai fini del Fair Play Finanziario è un debito “virtuoso”. I debiti verso società di Factoring ammontano a € 4.990.400. I debiti verso le società sportive per calciomercato ammontano, in totale, a 16,7 milioni (di cui 9 milioni oltre l’esercizio successivo). Il debito verso l’Ascoli è di 4,5 milioni. I debiti tributari ammontano a 2,7 milioni, di cui € 1.190.706 riguardano ritenute Irpef dipendenti da versare. Gli altri debiti sono pari a 4,5 milioni e comprendono debiti per remunerazione amministratori per 700 mila euro, debiti verso il Comune per oneri di urbanizzazione per € 977.259, debiti per diritti d’immagine per € 816.250 e debiti verso dipendenti per € 69.964. Indice del fatto che gli stipendi vengono pagati puntualmente.

I Ricavi.

Il valore della produzione è aumentato da 45,4 a 55,3 milioni, segnando un incremento del 21,8%.I ricavi da gare diminuiscono da 5,9 a 4,3 milioni, con una diminuzione del 27,7%. A causa soprattutto del calo abbonamenti, diminuiti di € 849.265.

Al valore della produzione ha contribuito la capitalizzazione dei costi del vivaio per € 575.730, che è uno storno di costi.

I proventi da cessione diritti TV aumentano da 25,9 a 26,8 milioni. Tali ricavi rappresentano il 48,6% del valore della produzione.

I ricavi da attività commerciale sono aumentati, complessivamente, da 5 a 6,9 milioni. I proventi da sponsorizzazioni ammontano a € 3.385.202 (2 milioni nel 2009/10), i proventi pubblicitari sono pari a 2,8 milioni, gli altri proventi commerciali sono pari a € 689.361. I ricavi da attività commerciale incidono solo per il 12,4% sul valore della produzione. Durante il 2010/11 il Catania ha cambiato sponsor tecnico.

Molto importante è stato l’apporto delle plusvalenze che sono passate da 5,6 a 15,7 milioni. E la Juventus ha dato un contributo notevole. Infatti, Jorge Martinez è stato ceduto alla Juventus per 12 milioni, realizzando una plusvalenza di € 10.908.333. Jorge Martinez era stato acquistato dal Catania per 3,9 milioni ed aveva un valore contabile netto di € 1.091.667. Mascara ceduto al Napoli per 1,3 milioni ha permesso di realizzare una plusvalenza di pari importo.

I Costi.

I costi della produzione sono aumentati in misura meno che proporzionale all’aumento del valore della produzione, essendo pari a 45 milioni ed avendo registrato un incremento del 9,3%. Tale indicatore è segno di una gestione economica molto attenta.

Il costo del personale è aumentato da 17,3 a 19,3 milioni ed incide sul valore della produzione, in modo “virtuoso”, solamente per il 34,9%.

Gli ammortamenti della rosa calciatori si riducono da 7,8 a 6,6 milioni, con un’incidenza sul valore della produzione pari al 12%.

Gli ammortamenti delle immobilizzazioni materiali, a causa dell’investimento effettuato, registrano un incremento significativo, passando da € 65.202 a € 1.519.973.

I costi per servizi sono aumentati a € 9.389.818 da € 6.991.518. L’incremento maggiore riguarda la voce costi per tesserati, passata da 1,7 a 3,9 milioni.

I costi per godimento beni di terzi, pari a € 2.407.821, includono i costi per diritti di immagine per € 1.914.063.

Gli oneri diversi di gestione, pari a € 3.748.109, includono minusvalenze per € 851.090.

Il risultato prima delle imposte è positivo per 9,9 milioni e migliora il dato dell’esercizio precedente positivo per 4,7 milioni.

Le imposte sul reddito dell’esercizio aumentano da 2,1 a 3,5 milioni.

L’utile netto di esercizio è pari a € 6.449.511 e migliora il risultato netto del 2009/10 che era positivo per € 2.547.398.

Il giudizio sulla gestione economica e finanziaria del Catania è positivo, poiché ha chiuso gli ultimi quattro bilanci con un utile mai inferiore ai 2 milioni, anche se dovrebbe attenuare la dipendenza dai diritti TV. E’ un club in linea con quanto stabilito dal Regolamento sul Fair Play Finanziario.

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La via maestra è la distribuzione del dividendo. Non risultano distribuiti dividendi, anzi c’è un finanziamento soci di 200 mila euro.

Per il bilancio al 30/06/2011 approvato il  28 ottobre 2011 non risulta alcuna distribuzione:

l’utile di € 6.449.511 è stato accantonato per € 322.475 a riserva legale; per € 644.951 a riserva destinata alle squadre giovanili; per € 5.482.085 a riserva straordinaria.

Il capitale sociale nel 2009 era di 5 milioni, al 30/06/2010 è aumentato a 10 milioni, al 30/06/2011 a 16 milioni.

La “galassia” di Antonino Pulvirenti

Oltre al Catania ci sono discount e grande distribuzione (con Meridi srl), alberghi (con Platinum Hotels&resorts srl), coltivazioni di agrumi (con azienda agricola Biorossa srl) e trasporto merci (con Logime srl). La stella polare è Finaria Spa. La holding di famiglia (90% pulvirenti, 10% la moglie Antonella Moshetto) è la testa di tutto il gruppo. Controlla il 61,72% di Wind Jet, il 95,4% del Catania Calcio, il 97,35% dei supermercati e degli alberghi, il 90% di trasporti e agrumi (dati Aida BvD). La holding (348 milioni di fatturato nel 2010 con 3 mln di euro di utile per esercizio) è la “cassaforte” del patrimonio composto da 250 milioni di beni immobili e terreni.

Finaria Spa: azionariato 90% Pulvirenti, 10% Antonella Moschetto. dipendenti 1.134; attività gestione holding operative; bilancio al 31.12.2010 fatturato  348 milioni, di cui utile esercizio 3.042.

Valore produzione 412 milioni; Costi produzione 402 mil; risultato operativo + 10 mil.

Meridi srl: azionariato 97% Finaria, 1,5% pulvirenti, 1,5% Moschetto. Attività: discount, commercio al dettaglio, dipendenti 504. Bilancio al 31-12-2009 fatturato 104 mil. utile di esercizio 768 mila euro.Valore produzione 105 mil. costi di produzione 105 mil.  risultato operativo 0.

Le due holding controllano:

Wind Jet spa: azionariato 62% Finaria spa, 38% Meridi srl. attività: trasporto aereo. dipendenti 512. Bilancio al 31.12.2010: 232 mil. perdita esercizio 3 mil. Valore produzione 246 mil. costi produzione 245 mil. risultato operativo +1 mil.

Calcio Catania: azionariato 95% Finaria spa, 5% Meridi srl,  club sportivo 63 dipendenti. bilancio al 30.6.2011 fatturato 4.286 mil. utile esercizio + 6 mil. valore produzione 55 mil. costi produzione 45 mil. risultato operativo +10 mil.

Platinum Hotel: azionariato 97% Finaria, 1,5% Pulvirenti e Moschetto. alberghi dipendenti 80. bilancio 30.12.2011:  fatturato 9.458 mil. utile esercizio +1. 347 mil. Valore produzione 9.705 mi. costi produzione 10.031 mil risultato operativo -326.

Azienda agricola Biorossa srl: azionariato 90% Finaria spa, 10% Vitaliti Angelo. attività coltivazione agrumi dipendenti 10. bilancio al 31.12.2011 fatturato 5.984 mil. utile esercizio 32.654. valore produzione 6.106 mil, costi produzione 6.024 mil. risultato operativo +82 mila euro.

Logime srl: azionariato 90% Finaria, 10% Vitaliti Angelo. attività trasporti su strada. bilancio 31-12-2009, fatturato 2.016 mil. utile esercizio +86 mila. valore produzione 2.018 mil. costi produzione 1.847 mil. risultato operativo +171 mila euro.  

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