Catania, Aya a ISP: “Ecco come si vincono i playoff. I 20mila del Cibali moltiplicano le forze. La granita e l’Etna…”

Catania, Aya a ISP: “Ecco come si vincono i playoff. I 20mila del Cibali moltiplicano le forze. La granita e l’Etna…”

Il difensore etneo indica la strada per arrivare a Pescara e conquistare i playoff

di Redazione ITASportPress

Ramzi Aya, difensore del Catania, ha disputato una buona stagione in maglia rossazzurra. A pochi giorni dall’esordio nei playoff, il calciatore 28enne, ai microfoni di Itasportpress.it, ha parlato delle prospettive della squadra di Lucarelli che aspira a fare il salto di categoria.

Aya, in campionato la difesa ha retto bene risultando uno dei reparti più convincenti. L’anno scorso nei playoff 10 sfide su 11, a parte la finale, si sono chiuse con un gol di scarto: varrà ancora il «primo non prenderle»?

“Sia a livello di reparto, sia sotto l’aspetto della fase difensiva, che viene curata da tutta la squadra e quindi anche da centrocampisti ed attaccanti al fianco del portiere e dei difensori, abbiamo offerto un buon rendimento ed abbiamo subito poco: se non ci fosse stata la parentesi di Monopoli, la nostra sarebbe stata, con quella del Monza, la miglior difesa di tutti i gironi. Ai playoff sarà sicuramente importante mantenere equilibrio, un requisito fondamentale. Non bisogna mai giocatore per “non prenderle”, perché in questi casi si finisce sistematicamente per prenderle. Occorre giocare la partita sempre per vincere, come del resto abbiamo sempre fatto, cercando di concedere il minimo”.

Secondo lei qual è la componente chiave per vincere i playoff?

“Essere uniti e soprattutto, dovendo giocare ogni tre giorni, sfruttare la ricchezza del gruppo, tutte le qualità individuali e collettive. Bisogna avere anche un pizzico di fortuna e scendere in campo pronti a dare tutto. Per il resto, non esiste una vera e propria chiave ma un insieme di fattori che determinano le fortune di una squadra”.

Aver saltato il turno preliminare un vantaggio o uno svantaggio, nel senso: roda o imballa?

“Dobbiamo ancora giocare e questo è il classico aspetto che si valuta con il senno di poi ma una cosa è indiscutibile: questi ventiquattro giorni sono comunque utili per ricaricare, smaltire la delusione per il mancato primo posto, recuperare qualche infortunato. Perciò penso che alla fine ne trarremo benefici. E poi, non dimentichiamo che se fossimo arrivati terzi ci sarebbero state anche le insidie di un doppio turno contro un avversario quotato”.

Lucarelli che tecnico è?

“Una persona molto istintiva che ci mette sempre e comunque tutto se stesso, sul piano umano; sotto l’aspetto tecnico, la classifica parla: fare 70 punti non è facile ed il suo lavoro è sotto gli occhi di tutti, basti pensare allo score delle prime negli altri gironi”.
In una ipotetica finale le piacerebbe più affrontare una squadra del girone settentrionale o meridionale?

“Non mi interessa, l’importante è arrivarci. Quando arrivi alla fine non pensi all’avversario, pensi che devi vincere e basta”.

 

Entrare in campo al Massimino davanti a 20 mila spettatori che sentimento le suscita?

“Uno spettacolo, moltiplica le mie forze e la mia determinazione, incide positivamente: questo pubblico ti fa vivere emozioni che in Serie C un giocatore come me non ha mai vissuto”.

 

I calciatori che a Catania hanno vinto il campionato o ottenuto una promozione, sono entrati per sempre nei cuori dei tifosi. Cosa è disposto a fare per vedere realizzato il loro sogno di andare in Serie B?

“Frasi fatte, chiaramente farei di tutto ma tutto ciò che puoi fare è dare il massimo e qualcosa in più nei momenti decisivi”.
Ha un rito scaramantico prima di entrare in campo?

“Non si tratta di scaramanzia ma di cose che ripeto perchè mi trovo bene, non c’è nulla che mi precluda mentalmente la prestazione; non c’è nulla che, nell’imminenza della partita, possa distogliermi dal pensiero della partita”.
Meglio la granita o il cannolo di ricotta?

“La granita, alla fragola”.
Cosa le piace in particolare di Catania?

“L’Etna. Ammirare un simile spettacolo tutte le mattine è un bel colpo d’occhio, e poi poter arrivare dalla montagna al mare in poco tempo rende meravigliosa questa città. Se parliamo dei catanesi, mi piace in particolare la passionalità: gente che tiene in modo speciale alla città, alla fede, alla squadra”.

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