Jiangsu, Barbugian a ISP: “Portato qui metodologia dell’Inter. Dispiace per Capello ma seguo suoi consigli”

Jiangsu, Barbugian a ISP: “Portato qui metodologia dell’Inter. Dispiace per Capello ma seguo suoi consigli”

Le parole del neo allenatore della Primavera dello Jiangsu Suning in esclusiva a Itasportpress.it

di Redazione ITASportPress

Cina e Italia, due mondi all’apparenza molto diversi, ma in realtà molto vicini. Negli ultimi anni, infatti, i due paesi hanno avviato una partnership vincente: non solo dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto per quanto riguarda il mondo del calcio. Emblematico il fatto che i principali club di Milano sono stati acquistati da due società cinesi. Questo, però, è solo la punta dell’Iceberg. Il Paese del Dragone Rosso ha, infatti, intrapreso un percorso ben più ampio per diffondere e radicare il calcio nella cultura popolare. Una delle prime squadre a mescolare questi due paesi è stata l’Inter: dopo l’arrivo di Thohir, il magnate indonesiano ha ceduto la maggioranza delle quote al Suning Holding Group presieduto da Zhang Jindong, già azionista del club cinese Jiangsu Suning.

Inter e Jiangsu: due squadre una sola anima. Lo sa bene Giovanni Barbugian, membro dello staff tecnico neroazzurro prima e oggi nuova figura di riferimento del club di Nanchino. Durante un’intervista esclusiva ai microfoni di Itasportpress.it, il neo allenatore della primavera del Jiangsu ha raccontato i suoi esordi, la sua esperienza all’Inter e la sua nuova avventura in Cina.

INIZI – “La mia carriera inizia in Veneto: prima a Padova e poi a Vicenza. Poi per 2 anni ho lavorato per un centro di formazione, l’Alto Vicentino, facendo il responsabile del settore giovanile e successivamente sono stato due anni all’Inter lavorando come direttore tecnico dei centri di formazione dell’Inter”.

INTER – “Mi sono trovato molto bene, è una società molto molto organizzata. Il direttore del settore giovanile Roberto Samaden è una persona straordinaria, come tutti quelli con cui ho avuto a che fare. Io ero direttore dei centri tecnici di formazione della Liventina, del Donatello Udine, dell’Alto Vicentino della provincia di Vicenza, quindi giravo e facevo un lavoro di scouting con loro. Poi ho cominciato a lavorare con l’Academy. Facevo il formatore degli allenatori stranieri, finché non è arrivata questa chiamata allo Jiangsu in Cina”.

IMPATTO – “Per fortuna ero già stato in Cina con l’Academy, quindi ho avuto la possibilità di capire l’ambiente cinese e non mi era dispiaciuto. Ho visto subito delle grandi potenzialità. Vogliono crescere, conoscere e imparare. Quando è arrivata questa proposta ho accettato subito, perché mi sembrava una bellissima esperienza e un’occasione da cogliere per imparare tante cose anche perché il mio è un ruolo importante: sono il responsabile tecnico del settore giovanile dello Jiangsu e alleno la Primavera che da quest’anno farà un campionato nazionale, quindi girerò tutta la Cina per giocare contro le squadre di Serie A cinesi. Lasciare l’Italia? E’ una decisione che ho colto con entusiasmo, anche se in parte mi costa perché la mia famiglia è rimasta in Italia. Siamo partiti in due: io e un altro preparatore atletico dell’Inter e ci siamo subito immersi nell’ambiente cinese, sia a livello di vita, che lavorativo. Qualche problema nel capire certe dinamiche c’è stato, sia da un punto di vista tecnico sia sul modo di rapportarsi con i ragazzi. E’ un’altra società e sono abituati a fare cose che per noi sono diverse”.

METODI DI ALLENAMENTO – “La differenza principale è che noi italiani siamo molto precisi, siamo il paese che a livello tattico forse lavora di più. Da questo punto di vista, abbiamo visto che generalmente facciamo cose diverse da quello che fanno loro. La metodologia che sto adottando, che è quella dell’Inter, deve rapportarsi alle esigenze cinesi. Non devo solo esportare una metodologia italiana e portarla in toto in Cina, ma devo adattarla alle loro esigenze. Questa è la cosa più importante: migliorarli, mantenendo le loro caratteristiche. Il livello dei ragazzi è un buon livello, si può lavorare molto bene e ci sono grandissime potenzialità di poter crescere e fare un settore giovanile di alto livello”.

ACCOGLIENZA – “Sono stato accolto molto bene. Sia i direttori che gli allenatori hanno voluto conoscermi e hanno voluto conoscere il mio modo di lavorare. I ragazzi mi stanno seguendo benissimo, c’è una grandissima disponibilità da parte loro. Credono molto in quello che io voglio fare. Vuoi che mi vedano un po’ come l’allenatore italiano, che ha un certo prestigio, ma c’è molta disponibilità di voler apprendere da parte di tutti”.

CAPELLO – “Quando sono arrivato il suo staff è rimasto altri 20 giorni. Ci siamo incontrati e abbiamo fatto qualche chiacchierata. Ho incontrato lui, Brocchi, Zambrotta (Membri del suo staff, ndr). Sono personalmente dispiaciuto che sia andato via, ma l’allenatore che c’è adesso sta facendo molto bene. Dal punto di vista della società sono contento dei risultati, chiaro che dispiace che sia andato via un italiano. Sarebbe stato bello per me fare qualche chiacchierata in più. Consigli? Mi ha detto di non snaturare tutto, ma di andare incontro alle caratteristiche di ragazzi e staff, comunque portando qualcosa di mio. Credo che la gente lo veda bene, aveva sempre una grande seguito a livello di autografi, ma onestamente per me non è facile leggere e capire giornali o altro”.

FUTURO – “Come mi vedo tra 10 anni? E’ un periodo un po’ lungo, ma sicuramente visto i primi mesi mi auguro di passare qualche anno in Cina. Spero che il progetto vada avanti bene. Poi è difficile capire quanto, ma qualche anno sicuramente voglio farlo qui. Mi sto trovando bene e spero di completare un certo tipo di percorso. Non so quanto starò in Cina, magari tornerò in Italia oppure andrò all’estero da qualche altra parte. L’obiettivo a breve termine, però, è di fare qualche anno allo Jiangsu e di lavorare bene”.

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