Irrati: “Grazie Var. Gli arbitri italiani sono un punto riferimento…”

Irrati: “Grazie Var. Gli arbitri italiani sono un punto riferimento…”

“E’ stata una felice intuizione di Figc, Lega e Aia”

di Redazione ITASportPress

Massimiliano Irrati, arbitro appartenente alla sezione di Pistoia, ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport. Il tema centrale è stato l’utilizzo del Var che ha portato grandi miglioramenti sia dal punto di vista delle decisioni arbitrali sia nelle discussioni in campo.

IL MIGLIORE – Il fischietto di Firenze è stato nominato dall’Aia il miglior arbitro italiano e riceverà la prossima settimana il premio Giovanni Mauro: “Noi lo consideriamo un po’ il nostro Pallone d’Oro. Questo premio mi dà un’ulteriore responsabilità. I miei colleghi, soprattutto i più giovani, guarderanno a me come a un modello, non dovrò deluderli. Come facevo io con i mostri sacri quando ero un piccolo arbitro di provincia”.

AL MONDIALE – L’arbitro è stato protagonista al Mondiale con 16 presenze nella Var room e ha stabilito un record: primo assistente al video nella sfida inaugurale Russia-Arabia Saudita e nella finale Francia-Croazia: “Aver portato un po’ d’Italia in finale al Mondiale? Me l’han detto tante volte, in effetti. Non è comunque il primo ricordo che mi porterò nel cuore della mia esperienza al Mondiale: la partita inaugurale mi ha emozionato di più, perché ha coinciso con l’esordio della Var al Mondiale. Sentivo di avere gli occhi del mondo addosso, c’era un’attesa pazzesca. Dopo mesi di esercitazioni, si apriva finalmente il sipario. Immagini la responsabilità: se avessi sbagliato una chiamata, cosa ne sarebbe stato del progetto Var?”.

UTILE – “Serve proprio a prendere la decisione giusta: ai ritmi del calcio di oggi l’arbitro da solo non può controllare tutto. In un mondo sempre più frenetico e tecnologico, soprattutto nello sport, noi vogliamo ancora presentarci solo con fischietto e cartellini? Qualcuno pensava non volessimo farci imporre le decisioni, ma da un pezzo non siamo più quelli. E sfatiamo un altro tabù: agli arbitri non interessa perdere il potere, ma conservare il posto. E il posto, soprattutto a certi livelli, lo conservi solo se non fai errori”.

ELOGIO – “E’ stata una felice intuizione di Figc, Lega e Aia. Oggi tutti guardano agli arbitri italiani come a punti di riferimento. Quando la Fifa ha dovuto scegliere a chi affidarsi, ha scelto noi. Ci hanno dato fiducia e l’abbiamo ripagata. Eppure due anni fa, quando cominciammo a parlarne, era futurismo. Ricordo le lezioni di Rosetti, sembrava un visionario. Tutti ora vogliono averla perché garantisce giustizia. In Premier secondo me sbagliano: possibile che l’arbitro debba essere l’unico a non sapere che ha commesso un errore, mentre tutti quelli intorno a lui con i replay e le notizie da casa lo hanno scoperto in pochi secondi?”.

NEL MAXISCHERMO – “E’ giusto, gli spettatori si renderanno subito conto. Meno proteste dei tifosi? Questo è un grande risultato ottenuto con la VAR: avete letto le statistiche dell’ultima stagione? Ormai il giocatore sa che non può più farla franca anche se l’arbitro non lo ha visto. La verità è che la VAR è un deterrente pazzesco. Al Mondiale in 64 partite non abbiamo avuto un’espulsione per falli o condotte particolarmente violenti. Per non parlare del crollo dei cartellini dati per proteste o simulazioni. La linea di intervento è molto alta, solo per i casi netti. Bisogna fare attenzione ad allargare troppo il campo. Siamo intelligenti, limitiamoci agli episodi chiari. L’obiettivo della VAR è eliminare il grande errore, quello che fa dire allo spettatore: ma era rigore netto, come ha fatto a non darlo? Il nostro, invece, è metterci lo stesso impegno e professionalità. Con l’obiettivo di sempre: arbitrare bene, evitare errori. Il resto, lo diranno il presidente dell’Aia Nicchi e il designatore Rizzoli. Se gli arbitri italiani oggi sono dei modelli, lo dobbiamo innanzitutto a loro”.

 

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