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Drinkwater: “Al Chelsea perso migliori anni di carriera. E con Sarri…”

Drinkwater
L'avventura del centrocampista col club di Londra è terminata da un anno e il giocatore ricorda i momenti difficili vissuti e non solo.

Redazione ITASportPress

L'avventura di Danny Drinkwater col Chelsea si è conclusa ormai da un anno. Da parte sua con un tanto sospirato "finalmente". Il centrocampista era stato protagonista assoluto della vittoria della Premier League con il Leicester nella stagione 2015-16 che gli valse, appunto, la chiamata da parte dei Blues. L'anno seguente l'inizio... della fine.

Il quinquinnale firmato col club di Londra è stato, alla fine, una vera prigione che lo ha visto protagonista di sole 23 presenze complessive e una rete. Drinkwater, parlando a Sky Sports, si è detto sollevato di aver terminato l'esperienza al Chelsea e ha sottolineato anche come questa sua avventura gli abbia fatto perdere i migliori anni di carriera.

DELUSO - Sull'esperienza conclusa: "Sono sollevato, perché è chiaro che non era una situazione positiva per me o per il club. Sono arrabbiato per com'è andata e per come sono stato trattato. È passato molto tempo. Se fossi rimasto al Leicester, se non mi fossi infortunato e se il club mi avesse trattato in modo diverso. Sono tutti se. È frustrante, al 100 percento. Non pensate che non mi stia ancora bruciando per come è andata andato. Mi prendo ancora a calci per questo. Ma dall'altra parte, continuerò a prendermi a calci, perché non posso cambiarlo". "Posso fare del mio meglio, però, per andare avanti. Ecco perché sono andato in prestito, perché sono andato all'Aston Villa e al Burnley anche se non ha funzionato. Sono andato in Turchia all'età di 30 anni  e non avrei mai pensato di farlo. È anche il motivo per cui sono sceso in campionato. Ho cercato di fare le cose giuste. Mentre ci provavo, qualcosa è andato storto".

SARRI - A rappresentare al meglio l'esperienza di Drinkwater al Chelsea c'è il periodo sotto la guida tecnica di Sarri: "Era arrivata l'ultima ora della finestra di trasferimento e sono stato trascinato in ufficio. 'Non pensare di essere nei nostri piani'. Questo è stato ciò che mi ha detto Sarri e che Zola (suo vice ndr) aveva tradotto per me. Io ero tipo 'cosa?'. Sarri ed io siamo andati d'accordo come una casa in fiamme fuori dal campo. In campo eravamo come gesso e formaggio. Ero tipo: 'perché me lo dici adesso? Un'ora prima che la finestra si chiuda? Ho bisogno di tempo'. Lui aveva risposto: 'No, no, abbiamo club all'estero che puoi guardare...', La mia reazione è stata: 'No, ho mio figlio. È la mia priorità'. Così ho deciso di restare fino a gennaio".

PROBLEMI - Negli anni di "non gioco", il centrocampista era stato accusato di essere felice di non giocare, divertirsi e godersi la vita. Invece, per sua stessa ammissione, è stato un periodo molto complesso a livello mentale: "Soffrivo di problemi di salute mentale nel 2019. Nonna è morta, è morto anche mio nonno, a papà è stata diagnosticata la leucemia. Poi ho perso il cane e guidavo in stato di ebbrezza, ma non ero io", le sue parole. "Ero perso". Per fortuna poi è arrivato l'aiuto di uno psicologo: "Quando tutto va bene in campo sei felice, al contrario, quando ciò non accade va tutto male. Se non mi fossi fatto aiutare...".

FUTURO - Nell'ultima annata il centrocampista ha avuto modo di giocare col Reading e di trovare una certa continuità. "Si, credo che mi sia servito parecchio giocare. Ora ho delle opzioni e io voglio ancora vincere".

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