Liverpool, Robertson ricorda eliminazione in Champions contro Atletico: “C’è una cosa che non dimenticherò mai”

Il difensore dei Reds è tornato sulla partita contro i Colchoneros della passata edizione della Coppa

di Redazione ITASportPress
Robertson

Era il campione in carica e probabilmente non si aspettava di essere eliminato in quel modo dall’Atletico Madrid. Il Liverpool è uscito dalla Champions League 2019-2020 in modo roccambolesco con la sconfitta per 3-2 ad opera dei Colchoneros. Una serata che difficilmente Andrew Robertson dimenticherà e i motivi sono molteplici. A raccontarli è lo stesso difensore attraverso il suo libro “Robbo: Now You’re Gonna Believe Us” le cui parole sono state riportate da Liverpool Echo. Delusione e rimpianti ma anche un retroscena davvero unico…

Robertoson: l’occasione mancata e l’antidoping

Morata
Morata (getty images)

“Ero svuotato, mi sentivo triste e ovviamente sconfitto”, ha raccontato Robertson sull’eliminazione dalla Champions League. “L’Atletico Madrid aveva appena vinto ad Anfield e il nostro momento da campioni d’Europa in carica era finito. Volevo solo tornare a casa per iniziare ad affrontare la sconfitta”.

Ma prima di tornare a casa, il destino aveva deciso di beffare il difensore scozzese che, in occasione della gara aveva colpito una traversa che, probabilmente avrebbe cambiato le sorti del match: “C’è un momento che ho continuato a ricordare per molto tempo e ho desiderato di poter tornare indietro per sistemare le cose. La traversa che ho colpito. Sapevo che la possibilità che mi era capitata nel secondo tempo era una delle migliori che dovevamo sfruttare. Tutto sembrava perfetto. Dopo il tiro di Salah la palla è arrivata da me, era il mio compleanno, non avevo mai segnato. Alle spalle della porta c’era la Kop e se avessi colpito bene nulla avrebbe impedito alla palla di entrare, neppure Oblak. Ma c’è stato Trippier che si è appoggiato a me proprio mentre mi coordinavo per calciare e sappiamo come è andata. Quello è stato il momento a cui ho ripensato costantemente nella mia testa per le successive 24 ore”.

E come se non bastasse: “Dopo la gara, ad un certo punto, mi si avvicina il dottor Andy Massey che mi dice dandomi una pacca sulla spalla che io e Adrian dovevamo fare il test antidoping. Eravamo stati selezionati in modo casuale. E anche Adrian aveva commesso un errore in quella gara. Sinceramente non ho capito molto in quel momento ma non capivo perché dovevamo andare dopo quella partita. Insomma, verificare se avevamo preso qualcosa per migliorare le nostre prestazioni? Cosa dovevamo verificare dopo una gara così…”.

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