Chelsea, Abraham e il razzismo: “Ho un carattere forte, ma mia madre piangeva al telefono…”

Chelsea, Abraham e il razzismo: “Ho un carattere forte, ma mia madre piangeva al telefono…”

Il 21enne sui recenti problemi a sfondo razziale

di Redazione ITASportPress

Vittima di razzismo durante una delle ultime gare del Chelsea, il giovane attaccante Tammy Abraham ha raccontato la sua esperienza ai microfoni della CNN. Dopo aver fallito il rigore decisivo nella finale di Supercoppa Europea contro il Liverpool, il 21enne è stato al centro degli abusi via social. In particolare sul noto network Twitter.

Un fenomeno che ha colpito successivamente anche altri calciatori e che si è presentato molto spesso nelle ultime settimane. Il centravanti blues, classe 1997, ha parlato di ciò che concerne la sua vita, professionale e privata e delle conseguenze che il razzismo nei suoi confronti ha avuto.

IN LACRIME – “Ricordo di aver parlato con mia mamma, lei è molto emotiva, ed era in lacrime“, ha detto Abraham. “Credo stesse pensando ‘perché lui? perché lui?’. Ovviamente non è bello sentirlo, soprattutto vedere che tuo figlio è vittima di certi abusi abusare. Io sono sempre stato forte, ho un carattere abbastanza forte e questi insulti non mi influenzano così tanto. Ma molte persone possono non avere lo stesso mio carattere. È stato un momento difficile in ogni caso. Ho vissuto molte emozioni contrastanti”.

ALTRI CASI – Dopo Abraham altri calciatori sono stati vittime di razzismo sui social. Rashford e Pogba ad asempio: “Pensavo che il razzismo fosse sparito da tempo. So che soprattutto in certi Paese c’è ancora, ma da noi. Non pensavo sarebbe stato un problema ai nostri giorni”. E ancora su come ha affrontato l’episodio: “Ho avuto molti insulti, ma Frank Lampard mi ha sempre protetto. Mi ha sollevato il morale. Anche i miei compagni di squadra, tutti al Chelsea mi hanno aiutato. Il giorno dopo quei fatti, Lampard mi ha chiamato per sapere come stavo. Non voleva andare oltre la situazione perché sapeva come mi sentivo, ma voleva solo scoprire come stavo, assicurarsi che io non fossi distratto. È bello avere quel supporto dietro di te quando attraversi momenti del genere”, ha concluso Abraham.

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