Mané si racconta: “I miei genitori non volevano giocassi a calcio. Playstation? Una perdita di tempo…”

Mané si racconta: “I miei genitori non volevano giocassi a calcio. Playstation? Una perdita di tempo…”

Dalle difficoltà iniziali al duro lavoro quotidiano per essere sempre al top

di Redazione ITASportPress
Mané Liverpool

Sadio Mané, attaccante del Liverpool e del Senegal, è diventato nelle ultime stagioni uno degli attaccanti più ambiti d’Europa. Non a caso, le ultime indiscrezioni di mercato, lo vorrebbero molto vicino al Real Madrid, con Zidane pazzo per lui.

E pensare che lo stesso classe ’92 avrebbe potuto non giocare mai a calcio. Proprio così, Mané da piccolo ha dovuto lottare con i genitori affinché il suo sogno di diventare calciatore potesse realizzarsi. A raccontare le sue difficoltà iniziali, a partire dalla scuola calcio di Dakar, è lo stesso attaccante del Liverpool che a Marca è tornato su diversi aspetti del passato che aveva anche già raccontato in precedenti interviste: I miei genitori non capivano perché volevo giocare a calcio“, ha detto il senegalese che nononstante il parere contrario del padre e della madre continuò la sua carriera e a 19 anni passò al Metz in Francia e successivamente al Salisburgo dove iniziò a farsi notare a suon di gol. Reti che gli consentirono di trasferirsi in Premier League al Southampton. 

PLAYSTATION, NO GRAZIE – Una dedizione al lavoro che lo ha portato a non partecipare a feste e passatempi troppo esagerati come lui stesso aveva confermato a El Pais: “Non sono mai andato ad una festa da solo. Non ci penso mai, perché so che se non darò tutto non avrò mai delle belle prestazioni in campo e non raggiungerò mai nulla”. Ma non solo le feste, Mané non sopporta neppure la Playstation, hobby e divertimento della generazione attuale dei calciatori: “Non mi è mai piaciuta. Non l’ho mai usata, penso che sia solo un modo per perdere tempo, non voglio perdere il mio inutilmente”. 

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