A tutto Dybala: “Covid? Negazionisti come terrapiattisti. E quella passione per le maglie da calcio…”

Il numero 10 della Juventus si racconta

di Redazione ITASportPress

Lunga intervista rilasciata da Paulo Dybala a Vanity Fair. Dalle passioni personali come scacchi e collezioni di maglia, fino alla paura per il coronavirus ma anche il ricordo di suo padre e l’amore per il pallone. La Joya della Juventus e dell’Argentina si è confessata a 360°.

Dybala: tra calcio e passioni

Dybala Argentina (getty images)

“Con gli scacchi me la cavo bene. Fino all’età di 18 anni ho partecipato a diversi tornei nella mia città, Cordoba. Vincevo quelli provinciali, poi ho fatto il salto a livello nazionale e ho conquistato un buon secondo posto. Quindi hanno cominciato a farmi sfidare giocatori più grandi e spesso sono stato eliminato a metà percorso”, ha raccontato l’attaccante argentino che ovviamente non poteva non parlare di calcio, ma in questo caso legato al ricordo del padre, scomparso per un tumore quando lui aveva 15 anni. “Era un uomo tranquillo, silenzioso, che amava il calcio più di ogni cosa e ha trasmesso la passione a noi fratelli. Ci portava ovunque potessimo giocare, ovunque ci vedesse felici”.

E poi ancora tra coronavirus e altre passioni: “Covid e negazionisti? Io l’ho già avuto, casomai sono loro a doversi preoccupare quando incontrano me. I negazionisti hanno lo stesso valore intellettuale dei terrapiattisti. Non fatemi aggiungere altro”. “Passione per le maglie da calcio? Sì, ne a centinaia. Quelle che scambiamo a fine partita, ma anche quelle che mi regalano o che chiedo ai miei compagni di nazionale che giocano all’estero. La follia più grande? Avevo sfiorato una casacca di Del Piero, ma all’asta mi è sfuggita per un soffio. E anche una di Maradona indossata in una partita contro il Brasile, che qualcuno ha accettato di pagare più di me”.

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