Benevento, Vigorito: “Ho amato il Napoli, ma voglio batterlo: 26 punti e ci salviamo”

Benevento, Vigorito: “Ho amato il Napoli, ma voglio batterlo: 26 punti e ci salviamo”

Il presidente dei giallorossi parla alla vigilia dello storico derby casalingo contro la capolista

di Redazione ITASportPress

È imprenditore nel settore eolico, ma anche avvocato, cita con nonchalance Eolo, Socrate e la leggenda di Davide e Golia, ma è reduce da una sessione di calciomercato retta tutta in prima linea, “e mi sono divertito un sacco”, perché il Benevento un direttore sportivo non ce l’ha. Tra qualche mese la matricola che ispira simpatia a tutta Europa potrebbe non avere più nemmeno la Serie A, ma Oreste Vigorito, il presidentissimo del Benevento, vuole crederci e comunque intanto si gode la giornata più emozionante dell’anno, quella dell’arrivo del Napoli.

Vigorito ha svelato le proprie emozioni in una lunga intervista a Il Mattino: “La sensazione è quella di andare a un appuntamento unico, le maglie azzurre sono state il simbolo della mia giovinezza. Presi la maturità e papà mi regalò l’abbonamento in Curva: era il ‘67-’68, era il Napoli di Altafini e Sivori ed ero stato pure all’inaugurazione del San Paolo. Adesso però il mio cuore è tutto giallorosso”.

Già, anche perché non c’è tempo da perdere: con 7 punti la salvezza è un miraggio. Ma qui il Dott. Vigorito si trasforma in matematico: “La quota salvezza è bassa, diciamo a 33 punti e ci sono ancora 48 punti: 12 sono in palio negli scontri diretti. Io penso che 26 punti li possiamo conquistare, anche perché mercoledì prima della chiusura del mercato ho radunato la squadra e ho detto che siamo una pattuglia tipo quelle dei film americani. Dobbiamo espugnare un fortino armati di pistole ad acqua, sono stato chiaro: chi non se la sente si faccia da parte, avrà gli stipendi pagati. Sono rimasti tutti. De Zerbi è un martello, perdere la Serie A non sarebbe una tragedia, ma non voglio pensarci: io credo nella salvezza”.

Eppure qualcosa Vigorito se lo rimprovera per i primi tre quarti di stagione da incubo (“Avrei dovuto pensare meno a certi legami affettivi”), pur non potendo dimenticare la delusione per l’esito del caso Lucioni. E vai di citazione: “Socrate condannato a bere la cicuta venne fermato dai suoi discepoli: maestro, ma tu sei innocente, perché la bevi? Io pure l’ho bevuta. Sei in un processo ci sono due imputati per furto e uno dice: ho rubato io,l’altro è innocente, non si può dare il minimo della pena all’innocente”. Chiaro il riferimento al medico del Benevento, che si era autoaccusato.

Ora però c’è solo il Napoli di quel De Laurentiis con il quale non mancò qualche contrasto sul mercato: “Ha detto di avermi dato il suo numero per Pavoletti, ma era quello di un collaboratore, comunque ci siamo chiariti”.

E allora, come si fa a provare l’impresa? “Mi affido a Eolo e alle sue guance paffute, spero che con un soffio provvidenziale spinga la palla nella porta del Napoli. Ma ricordo anche la storia di Davide e Golia…”.

L’ironia dei tifosi del Benevento

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