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Castagne racconta Gasperini: “Si arrabbia troppo. Qui al Leicester ti incoraggiano se sbagli…”

Castagne Leicester (getty images)

L'ex giocatore dell'Atalanta e il confronto tra la realtà bergamasca e il suo attuale club inglese

Redazione ITASportPress

Timothy Castagne si toglie qualche sassolino dalle scarpe raccontando la sua esperienza all'Atalanta sotto la guida di Gian Piero Gasperini. Passato al Leicester, il calciatore belga classe 1995 ha messo a confronto lo stile dell'ex mister nerazzurro con quello attuale del manager delle Foxes Brendan Rodgers.

Castagne: "Gasperini si arrabbiava troppo..."

 Castagne Leicester (getty images)

Nel corso di un'intervista rilasciata a Sport Foot Magazine, Castagne ha commentato: "Diciamo che all'Atalanta quando perdi palla, non mancano di fartelo notare. E a me non è mai piaciuto essere rimproverato. Non troppo".

"Qui al Leicester è più tranquillo, se perdi palla o sbagli t'incoraggiano, ti dicono di pensare all'azione successiva. Brendan Rodgers è una persona molto più calma sotto questo punto di vista. Con lui abbiamo conversazioni, ascolta la nostra opinione, possiamo discutere. Questo è un metodo che si adatta meglio al mio carattere. Perché per natura sono già il tipo che si fa mille domande, quindi non ho bisogno di qualcuno che mi metta la testa sott'acqua nel caso facessi qualcosa di brutto. Io stesso, anche quando gioco bene, mi chiedo sempre cosa avrei potuto fare per giocare meglio".

E ancora sul suo passato all'Atalanta e il "metodo Gasperini". Castagne ha commentato: "Se era Gasperini il problema? Guarda, voglio porre il problema in modo differente. Sono rimasto a Bergamo per tre anni ed è stata davvero una bella esperienza. E forse io stesso devo imparare ad essere un po' più sicuro di me. Ma il punto è che il metodo Gasperini non sempre mi andava bene. Nel corso della partita, lui è un allenatore che si arrabbia molto rapidamente e ha molti problemi nel controllarsi. Ovviamente, ci sono molti giocatori che non hanno problemi a riguardo. E anche con me ha funzionato. Quindi prendo per lo più le cose positive da questa esperienza in Italia, ma penso di non essere mai stato al 100% delle mie capacità a causa di questo modo di lavorare. Sono andato in Italia per crescere e sono cresciuto. Mi sono fatto un nome e una reputazione. Oggi sarei un pazzo a sputare sul piatto dove ho mangiato. Dico solo che per rendere al meglio io personalmente ho bisogno di un entourage con un approccio diverso da quello che può avere Gasperini".

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