Il dramma di Bellugi: “Amputazione terribile. Tanta morfina ma bisogna tirare fuori il carattere”

Parla l’ex calciatore

di Redazione ITASportPress
Mauro Bellugi

L’ex calciatore di Inter e Nazionale italiana Mauro Bellugi è intervenuto su Radio 105 all’interno di “105 Friends”, il programma di Tony Severo e Rosario Pellecchia, per parlare del suo personalissimo momento dopo l’amputazione di entrambe le gambe.

L’uomo ha ammesso di aver vissuto attimi di sconforto molto grande ma di aver deciso di andare avanti col desiderio di ritrovare una certa normalità: “È più difficile di una finale di Coppa dei Campioni, ve lo posso garantire”, ha esordito Bellugi. “Ogni tanto anche a me viene lo sconforto, ma cerco di superarlo pensando alla mia famiglia. Ormai è una cosa che è successa, ma voglio ritornare non dico come prima – le rovesciate a 70 anni non le faccio più – però voglio andare al ristorante, voglio giocare a carte con gli amici, fare il pensionato”.

E ancora: “Quando te lo dicono è micidiale. Il medico mi ha detto ‘decidi tu’. Io non voglio mica morire, allora bisogna tirare fuori le balle e andare avanti. Ti viene da pensare ‘forse è meglio morire’ perché quello che provi dopo l’amputazione è terribile, 20 giorni di dolore da 1 a 10 a 1000, la morfina che vedevo elefanti, rinoceronti. Avevo già prenotato a San Patrignano. Si tratta di un dramma per chiunque. Io ho fatto il calciatore, però ho 70 anni e la mia carriera l’ho fatta; se mi fosse capitata una cosa così a 30 anni mentre ero in attività, quello sarebbe stato un dramma da suicidio. Per fortuna che non mi sono fatto male alle mani perché io sono un grande giocatore di scopa, gioco a carte con i miei amici”.

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