Lippi: “L’Italia piace perché sa vincere, non ci sono più aggettivi. Ora vediamola con le big”

Parla l’ex ct azzurro

di Redazione ITASportPress
Lippi

Marcello Lippi esalta la Nazionale italiana di Roberto Mancini. L’ex ct campione del mondo nel 2006 ha parlato al Corriere dello Sport della squadra Azzurra complimentandosi per il lavoro svolto e rammaricandosi per non averla vista in gare più impegnative che sarebbero potute essere di ulteriore crescita in vista dei prossimi eventi come l’Europeo.

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Lippi (getty images)

“Questa Nazionale assomiglia alla mia? Mi fa piacere. La Nazionale per me, e non solo per me, ha un valore straordinario. Per la squadra azzurra stiamo finendo gli aggettivi. Di questa squadra e del suo allenatore è stato detto tutto quello che di positivo c’è da dire, in un percorso di ricostruzione”.

“Molte similitudini con la squadra che ha vinto il Mondiale? Noi perdemmo in Slovenia, ottobre 2004. Una partita complicata; poi però migliorammo di volta in volta, in modo chiaro, sistemando quel che c’era da sistemare nel gioco e negli uomini“.

Una crescita che l’Italia di Mancini avrebbe potuto fare meglio sfidando, magari, qualche squadra più blasonata: “Credo che a Mancini e ai suoi avrebbe fatto non bene, ma benissimo poter giocare quelle due amichevoli impegnative e prestigiose che erano in calendario a fine marzo 2020, a Wembley contro l’Inghilterra (il 27-3) e poi subito dopo contro la Germania a Norimberga (il 31- 3). Lo dico per esperienza diretta”.

Il riferimento è alle amichevoli che la Nazionale campione del mondo 2006 aveva giocato prima del grande torneo contro Olanda e Germania: “Eravamo arrivati in fondo alle qualificazioni in modo brillante. E ci siamo detti: bene, adesso dobbiamo capire quanto valiamo contro grandi avversarie. Per questo chiesi alla Federazione di organizzare tre match: contro gli olandesi, i tedeschi e contro il Brasile. Nell’ultimo caso non si potè per motivi di budget. Ma vincemmo ad Amsterdam a novembre 2005 contro una squadra che non perdeva da un anno e mezzo, poi a marzo 2006 battemmo 4-1 la Germania a Firenze. Li capimmo che avremmo potuto battere chiunque”.

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