Napoli, l’ex Behrami: “Paolo Cannavaro è stato il compagno dal quale ho imparato di più”

Napoli, l’ex Behrami: “Paolo Cannavaro è stato il compagno dal quale ho imparato di più”

Il centrocampista svizzero-kosovaro, oggi capitano dell’Udinese, ha ripercorso la propria lunga carriera in Italia

di Redazione ITASportPress

In Italia dal 2003, Valon Behrami si sta togliendo solo in questa stagione la soddisfazione di indossare la fascia di capitano del proprio club, l’Udinese.

“Colpa” di un percorso che lo ha portato a cambiare spesso maglia, essendo state ben sei le società italiane per le quali ha giocato il centrocampista, acquistato dal Genoa nel 2003 e poi visto anche al Verona, alla Lazio, alla Fiorentina, al Napoli e ora a Udine.

In un’intervista concessa a Dazn, Behrami ha parlato dei compagni più carismatici avuti durante la lunga militanza in Italia: “Indossare la fascia di capitano di una squadra di Serie A è un ruolo importante. Se dovessi mostrarmi io negativo so che porterei appresso con me metà della squadra, o anche di più. Sono arrivato alla Lazio e il mio esempio è stato Di Canio, un trascinatore. Aveva un esercito di tifosi dietro di lui. Però colui che mi ha dato di più nella mia carriera è stato Paolo Cannavaro a Napoli, perché mi ha aiutato non solo in campo, ma mi ha disciplinato nei momenti in cui avevo di troppo agonismo in allenamento e soprattutto nella vita fuori, sul come imparare a vivere una città come Napoli, perché Napoli è complicata”.

Il centrocampista ha poi parlato delle proprie origini e della difficile infanzia a Mitrovica, la sua città natale: “È un luogo molto particolare. Siamo divisi da un ponte, da una parte ci sono i serbi e dall’altra i kosovari. Sono nato lì, penso sempre a tutto quello che hanno sopportato i miei parenti. Le vere cicatrici le hanno loro, perché ci facciamo male e ci rimettiamo in piedi e in qualche modo riusciamo a giocare, mentre quando torno da loro vedo che nei loro occhi che hanno vissuto un qualcosa che non si può cancellare. Se tu da bambino o da adolescente devi scappare sulle montagne durante la notte, o senti una granata che parte e non sai dove cade, è inevitabile che la tua vita cambi”.

Il Mondiale di Russia, nel quale la Svizzera si è fermata agli ottavi, eliminata dalla Svezia, è stata l’ultima esperienza in Nazionale per Behrami. Le modalità dell’addio alla maglia rossocrociata però sono state tumultuose: “Quando siamo andati in Svizzera l’inizio è stato difficile. Non sapevamo la lingua, ma in seguito ci siamo integrati ed è diventata la nostra quotidianità. La loro cultura è diventata la mia cultura. Quando si perdeva ero albanese, quando si vinceva eravamo tutti svizzeri. “Finito il Mondiale ho parlato con l’allenatore e abbiamo deciso di andare avanti ancora due anni perchè mi sentivo importante al rientro dalle vacanze, l’allenatore mi ha chiamato e detto che non voleva convocarmi più. Se me l’avesse detto prima ne saremmo usciti tutti meglio, ma non era un problema. Non era una scelta sua. i sono state piccole cose che mi hanno ferito, ma non posso provare cose negative per una nazione che mi ha dato tutto quello che ho avuto nel calcio e come uomo”.

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