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L'opinione

Toni: “Il Palermo potrebbe diventare il Leicester italiano con i soldi dello sceicco”

L'ex attaccante rosanero entusiasta per l'imminente passaggio del club allo sceicco Mansour

Redazione ITASportPress

«Se uno sceicco decide di comprare un club come il Palermo vuol dire che ha in mente qualcosa di grande. Un progetto importante per una città che merita di ritornare presto in Serie A». Lo ha detto Luca Toni alla Gazzetta dello Sport. Per l'ex bomber rosanero con un bottino di trenta gol in Serie B nella stagione 2003-04, altri 20 centri l’anno dopo, in Serie A: qualificazione in Europa con Francesco Guidolin in panchina e Maurizio Zamparini al timone, Palermo resta una parte importante della sua vita calcistica. Toni ha detto la sua sullo sbarco degli sceicchi a Mondello visto che è certo l’interesse dei proprietari del City per un club come il Palermo. «Che qualcuno vuole investire seriamente in una piazza importante. Dove servono soldi per risalire. Mi sembra una bella notizia - ha detto Toni alla Rosea-. Trovarlo un presidente italiano disposto a spendere così e subito… Non vedo problemi: questo è il futuro e faremo bene ad abituarci. Piuttosto, teniamoci stretto un proprietario o un fondo disposti a spendere per rimettere in piedi un club».

Ripartendo ancora una volta da lontano, dalla C, se non dovesse succedere qualcosa di speciale in questi playoff.

«Purtroppo, il Palermo è fallito ancora una volta e risalire dalla Serie C è durissima, peggio che dalla B. Vincere non è mai facile, oltretutto il girone C è sempre il più complicato perché ci sono partite più difficili, campi più caldi, stadi più pieni e ci vuole tanta personalità per giocare queste partite. E poi quest’anno c’era un Bari superiore a tutte le altre. Non c’è dubbio che Palermo meriterebbe di stare sempre in Serie A. Forse è arrivato il momento in cui qualcuno può programmare questo percorso».

Anche da lontano?

«Ma certo, l’importante che si facciano le cose per bene, nel rispetto delle regole. E soprattutto che ci si affidi a qualcuno che conosce l’ambiente e può fare da collegamento tra le città e la proprietà. Questo è fondamentale e credo che saranno furbi o intelligenti da non sbagliare scelta. Ogni piazza ha caratteristiche ed esigenze particolari da non sottovalutare. E poi posso dire una cosa?».

Prego.

«Un presidente all’estero potrebbe essere meglio dei soliti presidenti italiani fin troppo presenti».

Da oltre vent’anni vincono lo scudetto soltanto Juve, Inter e Milan: c’è spazio per un Leicester italiano?

«Perché no? Dipende dalla voglia di investire che avranno i nuovi proprietari. E da quanto vogliono investire. Faccio un esempio: Aurelio De Laurentiis non è stato uno spendaccione, ha fatto investimenti non eccessivi, mirati, e ha sfiorato lo scudetto. Anche quest’anno è andato vicino, prima dei problemi nel finale. Il Leicester ha indicato una strada».

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