Quagliarella: “Avevo il poster di Maradona, grazie a lui sono orgoglioso di essere napoletano”

L’attaccante della Sampdoria si confessa: “Ho cambiato tanti club, ma adesso voglio legarmi ai colori blucerchiati”

di Redazione ITASportPress
Quagliarella

“Il calcio? È un sogno da lavorare”. Se questa definizione l’avesse data un poeta o uno scrittore diventerebbe un motto secolare, invece il copyright è di Fabio Quagliarella. L’attaccante della Sampdoria ha rilasciato un’intervista a Walter Veltroni per Il Corriere dello Sport, nella quale ha rivelato l’origine del proprio “sogno”, quello di diventare un calciatore. Poi è tutto venuto di conseguenza e oggi, a 34 anni, Fabio è il bomber italiano più prolifico tra quelli attualmente in Serie A, grazie anche alla propria stagione migliore che sta vivendo in blucerchiato.

Il blu e l’azzurro sono i colori del cuore di Quagliarella. Quelli della Samp, ma anche del Napoli e della Nazionale. Due capitoli, questi ultimi, non andati come Fabio avrebbe sognato: “Mio papà e mio fratello seguivano il calcio tutto il giorno, tifosi della Juve Stabia e del Napoli. Mio papà aveva due abbonamenti. Nella mia stanzetta c’era il poster del Napoli. In particolare quello di Maradona, naturalmente. Io sono cresciuto così, ricordo la prima volta allo stadio passata a guardare tutto ciò che mi stava intorno. E ricordo quando Diego era a Napoli: un sogno, lui ci ha aiutato ad essere più orgogliosi di essere napoletani”.

“Sarebbe stato bello essere la bandiera di una squadra, ma il destino mi ha fatto cambiare più squadre – ha aggiunto Quagliarella commentando una carriera da girovago – Però, la cosa bella è che ho cercato sempre di lasciare un buon ricordo del Quagliarella giocatore, ma soprattutto del Quagliarella uomo. Adesso mi piacerebbe legare il mio nome alla Samp, dove mi trovo benissimo”.

Quagliarella dirigente o allenatore in blucerchiato? Perché no, magari grazie al proprio Maestro con la M maiuscola: “Tutti gli allenatori che ho avuto sono stati importanti, ma Giampaolo di più. L’ho ritrovato ora dopo averlo avuto ad Ascoli: dopo l’anno di Torino era la mia prima, vera stagione di Serie A. Mi fece giocare tanto: in quella stagione cominciai a prendere fiducia in me stesso”.

La carriera di Fabio non sarà ancora lunghissima. Inevitabile, insomma, voltarsi indietro. Tra orgoglio e rimpianti: “Ho passato momenti durissimi quando ero piccolo e solo, a Torino. Chiamavo i miei per la nostalgia anche di notte, però ho sempre pensato di non voler avere rimorsi in futuro. Pensavo: voglio arrivare, vedremo che tipo di carriera farò, però non voglio avere rimpianti”.

Uno, però, c’è: “In Nazionale avrei potuto fare di più. Indossare quella maglia al Mondiale è stato il punto più alto della mia carriera, ma dispiace essere stato nel giro per 10 anni giocando poche partite”.

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