Tavecchio: “Calcio irregolare, io fermo nonostante le tante cose buone…”

Tavecchio: “Calcio irregolare, io fermo nonostante le tante cose buone…”

“Avevo un progetto in grado di rendere sostenibili tanto le attività della Nazionale quanto i singoli campionati”

di Redazione ITASportPress

La Nazionale e la Nations League, il VAR, i campionati. Carlo Tavecchio, ex presidente della Figc, è tornato a parlare, ed ha fatto il punto della situazione del calcio italiano. Intervistato dal Corriere dello Sport, l’ex numero uno si è espresso in modo molto duro sulle vicende che stanno esasperando il mondo del pallone.

ELEZIONI – “Spero che chi è sostenuto dalla maggioranza si adoperi per trovare un presidente credibile. Se non ci sarà un presidente, allora sarebbe il caso che il Governo intervenga per nominare un…commissario del commissario. Una figura sovrafederale che dia una svolta”. “Riforma necessaria? Avevo un progetto in grado di rendere sostenibili tanto le attività della Nazionale quanto i singoli campionati. 18 squadre in A, 20 in B e 18 o 20 in due gironi della Serie C. Minimo ventiquattro squadra in meno e un organo terzo, esterno alla federazione, che si occupi di controllare bilanci e proprietà. In Italia, però, nessuno è pronto ad accettare la retrocessione in questo modo, c’è ipocrisia”.

GIUSTIZIA SPORTIVA – “Per non parlare del sistema di giustizia sportiva. Hanno idea di cosa sia il calcio, quelli che gestiscono la giustizia? Il Cesena è stato penalizzato dopo essere fallito, piuttosto che subire un -15 nel campionato di riferimento. Possibile sia davvero andata così?”

MERITI – “La mia gestione poco pubblicizzata? E mi pento di questo. Perchè prima l’Italia aveva due squadra in Champions, ora quattro per merito di chi ha sostenuto Infantino e Ceferin. A Roma avremo quattro partite dell’Europeo a Roma, mentre Parigi no, da noi si giocherà l’Europeo Under 21 nel 2019 e siamo stati i primi a introdurre il VAR. In più, una notevole liquidità nelle casse della federazione. Io sono competente di calcio, e in questo paese pochi lo sono”.

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