Torino, Rincon: “Grato alla Juventus, ma in granata sono felice”

Torino, Rincon: “Grato alla Juventus, ma in granata sono felice”

Il centrocampista venezuelano sfida i bianconeri da ex senza rancore

di Redazione ITASportPress

A volte capita di incontrarsi tardi, ma riconoscersi subito. Retorica del Cuore Granata a parte, Tomas Rincon è il classico “giocatore-da-Toro”.

Grinta da vendere e disponibilità a morire, calcisticamente s’intende, sul campo. Per questo il passaggio del General dalla Juventus ai cugini non ha provocato mal di pancia al popolo granata, che ha subito adottato il venezuelano: “Ha temuto che i tifosi del Toro non mi accettassero, ma credo che la gente abbia capito che sono una persona seria – ha detto Rincon intervistato da La Repubblica alla vigilia del derby – Posso giocare bene o male, ma nessuno potrà rimproverarmi di non aver lasciato tutto sul campo. Ai tifosi granata questo piace, così come il Toro piace a me: io devo stare in un club che abbia storia e ho scelto sempre in quest’ottica, dall’Amburgo al Genoa. Quando sono salito a Superga mi sono venuti i brividi e devo ringraziare Cairo, che per me di soldi ne ha spesi tanti. Io avevo 14 anni quando mamma morì: subito dopo partii, con le lacrime agli occhi, per diventare un calciatore. Andai in Argentina e poi giunsi in Europa. Ho combattuto sulla strada, ho la pelle dura. Ma rifarei tutto”.

Quello di domenica sarà il terzo derby di Torino da ex della carriera per Rincon dopo quello d’andata e quello di Coppa Italia costato il posto a Sinisa Mihajlovic. E la speranza è di invertire la tendenza…: “Sappiamo quanto i tifosi tengano al derby e quante ferite abbiano, vogliamo fare di tutto per regalare loro una gioia”.

Nessun rancore verso la Juventus che lo ha tenuto per soli sei mesi: “Credo di avere i mezzi per potermela giocare a quel livello, ma non ho avuto la possibilità di esprimerli fino in fondo, ma non penso che la Juve fosse troppo per me: là sono cresciuto come uomo e ho vinto, però ho dovuto prendere una decisione: io ho bisogno di stimoli, non posso giocare una partita al mese, devo sempre stare nella battaglia, è il mio fisico a pretenderlo”.

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