Verona, la denuncia di Albertazzi: “Il club nascose la gravità del mio infortunio”

L’ex difensore di Bologna e Milan ha vinto due cause contro l’Hellas e sarà risarcito: “Ma non mi accontento”

di Redazione ITASportPress
Albertazzi

C’era una volta un talento delle giovanili del Bologna, acquistato a 16 anni dal Milan, ma mai davvero in grado di esplodere con la maglia rossonera. La carriera di Michelangelo Albertazzi, difensore classe ’91, era comunque riuscita a decollare in modo dignitoso a Verona, club con il quale il giocatore aveva conquistato la promozione in A nel 2013 per poi debuttare nel massimo campionato.

Gli esami però non finiscono mai, anzi nella fattispecie gli incubi e allora ecco che da ormai un anno e mezzo Albertazzi è fermo al palo. Non per propria volontà. Ora si vede la luce in fondo al tunnel grazie alla vittoria nella causa legale intentata contro l’Hellas, dopo che la società gialloblù aveva messo fuori rosa il giocatore senza giustificato motivo nell’estate 2016.

Adesso Albertazzi è ufficialmente svincolato dopo che il collegio arbitrale ha condannato il Verona a risolvere il contratto e pagare al calciatore 144.000 euro netti, corrispondenti alle mensilità che Albertazzi avrebbe dovuto riscuotere fino alla scadenza naturale del contratto. Ma il contenzioso non è finito, come spiegato dal giocatore a Hellas Live: “Tutto nasce all’inizio di agosto 2016, quando questo intelligentissimo direttore (Fusco, ds del Verona, ndr), con la complicità dell’allenatore Pecchia e del dottor Devita, con una loro geniale determinazione non dicono a me calciatore infortunato e agli altri addetti ai lavori la serietà del mio grave infortunio. Io in quei giorni vengo sottoposto a una risonanza magnetica e ad alcune visite specialistiche, ma il dottore e il direttore Fusco mi dicono di stare tranquillo in quanto tutte le mie difficoltà derivavano soltanto da un fastidio dovuto a una sofferenza/contusione nella zona del menisco e che la risonanza escludeva qualsiasi problema”.

Albertazzi continuò però ad avvertire dolore al ginocchio e per questo chiese alla società di vedere i referti delle risonanze magnetiche. Richiesta mai esaudita e allora ecco il consulto con uno specialista esterno al club che diede la sentenza: rottura completa del legamento crociato anteriore.

Il giocatore aveva già ottenuto una sentenza che ordinava il reintegro in rosa, ma ad ottobre Fusco ha comunicato ad Albertazzi che avrebbe dovuto allenarsi a parte. Da qui il ricorso al collegio arbitrale.

Perché tutto questo? Albertazzi prova a darsi una spiegazione e annuncia che la battaglia non è ancora finita…: “Il fatto che i referti riportassero nero su bianco la gravità del mio infortunio conferma la superficialità, la poca professionalità e l’accanimento nei miei confronti. Tutto questo probabilmente per portare a termine interessi di mercato; tentativo poi ripetuto durante il calciomercato di gennaio disinteressandosi ancora una volta delle mie precarie condizioni fisiche. Questi signori mi hanno profondamente ferito e mi hanno causato aggravamenti fisici e seri danni professionali, psicologici ed economici, ma non mi accontento: queste sentenze sono state semplicemente una conseguenza dei fatti accaduti e il mio contenzioso, la mia vera causa la aprirò molto presto e in maniera importante con documentazioni ufficiali come risonanze magnetiche, certificati medici e dichiarazioni che provano le colpe del dottor Devita e del direttore Fusco”.

Verona, Caceres va alla Lazio e saluta i compagni

 

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy