Xavi: “Quando il calcio sarà più fisico che tecnico finirà tutto. Vi spiego Messi”

Lunga intervista rilasciata dal centrocampista e capitano dell’Al-Sadd ai taccuini de La Repubblica

di Redazione ITASportPress

Lunga intervista rilasciata da Xavi, capitano dell’Al-Sadd, ai taccuini de La Repubblica; ecco un estratto di quanto dichiarato dal centrocampista spagnolo classe ’80 che in carriera ha vinto tutto sia con il Barcellona che con la sua Nazionale:

GUARDIOLA – “Guardiola si concentrava su tutti i dettagli. Io non avevo mai lavorato su una rimessa laterale difensiva. Lui ti chiedeva anche questo: quando facevano una rimessa laterale contro di noi, eravamo tutti piazzati. A volte l’avversario diceva: ‘Cavolo, ma che succede? Non trovo lo spazio per fare la rimessa!’. Guardiola aveva tutto sotto controllo ed è successo che tutti hanno voluto un po’ copiare il suo stile, come Löw che ci ha osservato ed è arrivato dove è arrivato. Alcuni hanno copiato e altri si sono orientati verso l’antitesi, che è Simeone. Il calcio ha sfruttato il fisico e le tattiche. Ora ciò che resta da sfruttare a fondo è la tecnica. Nel calcio ai massimi livelli ci sono più emuli di Simeone che di Guardiola. Lo vedi in Premier League: quante squadre giocano come Guardiola? Tre-quattro. E quante come Simeone? Il 70%. Nella Liga è lo stesso. La loro scusa è: ‘Non posso competere con il Manchester City o il Barcellona’. Ma lo fanno anche contro il Leganés! Tuttavia, credo che la maggior parte dei giocatori, quando va in campo, non si metta a fare degli scatti, ma dei passaggi. Il pallone è un vizio. Giochiamo a calcio perché abbiamo il vizio del pallone”.

FILOSOFIA – “Il talento vince sempre il fisico. Il giorno in cui questo non succederà più sarà finita perché il gioco diventerà molto noioso. Ciò che bisogna sviluppare è questo: che il giocatore pensi al perché. Perché ti piazzi qui? Perché ti muovi nel momento giusto?”.

PARAGONE – “Il calcio è sempre più simile al football americano. E nulla è affidato al caso. Ma è anche arrivato un momento in cui, se Guardiola se ne andava in vacanza, la squadra sapeva già cosa doveva fare. L’unica cosa che non fai da solo è analizzare l’avversario. Insomma, io lo facevo”.

MESSI – “Tatticamente capisce tutto. È una vergogna che lo paragonino a qualcun altro. Domina tutto. Lo spazio, il tempo, dov’è il compagno di squadra e l’avversario. Prima squilibrava soltanto per la sua abilità e la sua forza. Adesso ti dribbla per divertimento: ti attira. Vede uno che lo marca ma siccome sa che ha paura di lui, aspetta che ne venga un altro, e quando ne ha tre addosso al momento giusto la passa. L’ho visto fare a LeBron James, nella finale Cavaliers-Miami del 2014: quando ne aveva due su di lui, passava la palla e il compagno era libero di fare un tiro da tre. Messi non fa preziosismi. Va al sodo. Messi è il calcio buono, tanto buono che diventa bello”.

SPAGNA – “La Spagna ha tanto merito perché ha vinto praticamente senza fisico. A parte Ramos, guardi cosa eravamo: Arbeloa, Puyol e poco più. Anche adesso ha soprattutto talento. Non esiste un centrocampo come quello della Spagna: non esiste un Silva. C’è uno più bravo di Silva? Non c’è. C’è uno migliore di Iniesta? Non c’è. C’è uno migliore di Busquets? Ecco! Questi portano il peso della squadra. Più dietro, la vecchia guardia: Alba, Piqué, Ramos e Carvajal. La Spagna ha guadagnato in fisico, ma non può competere con la Germania su questo: deve giocare sul suo talento”.

BARCELLONA – “È l’esame di laurea per un calciatore. È la società più difficile e più esigente del mondo. Il Real non fa un gioco così pulito. Al Bernabéu se un difensore tira il pallone in tribuna va bene. Sono abituati. La gente applaude. Al Camp Nou se tiri il pallone in tribuna si sente un mormorio di protesta. Dall’epoca di Cruyff”.

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