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l'attesa

Catania all’asta -3: non giochiamo con il fuoco e stop a furbate

Catania (Getty Images)

Sale l'ansia a Catania a pochi giorni dall'udienza per la seconda asta

Redazione ITASportPress

Nessuno sa bene cosa accadrà giorno 4 marzo all’udienza della seconda asta per rilevare il ramo d’azienda del Catania. Tutto è ancora avvolto nella nebbia e i segnali non sono confortanti. Non è da escludere che vada deserta anche questa seconda chiamata ma la speranza è l'ultima a morire. Cosa succederà nella peggiore delle ipotesi, non è possibile anticiparlo oggi a tre giorni dall'asta, ma è anche inutile provare a indovinare per rispetto dei tifosi che stanno vivendo questa situazione come un vero e proprio incubo. 

LE PISTE - Il Catania a Benedetto Mancini, l’unico investitore che si è mostrato in pubblico, non convince la piazza per il suo passato a dir poco nebuloso. Roberto Felleca si è di fatto tirato indietro ma del resto mai ha fatto un passo avanti concreto. Francesco Russo Morosoli ci ha provato, ma non ha trovato alleati a Catania. Speriamo che non vi siano furbate di qualcuno che vuole solo giocare con il fuoco della passione dei tifosi. Se l’asta dovesse andare deserta il Tribunale potrebbe dire basta e chiudere la partita in tutti i sensi del Catania.

CONTI - La proroga dell’esercizio provvisorio è possibile. ma conti alla mano questo Catania costa 15 mila euro al giorno. Facendo dei calcoli sommari, dal 22 dicembre e fino alla data del 7 marzo, giorno della scadenza dell’esercizio provvisorio autorizzato dal Tribunale fallimentare, ai curatori il Catania sarà costato più di un milione di euro. Con questi numeri difficilmente il Tribunale potrà far continuare a giocare la squadra di mister Baldini fino al termine della stagione. Va considerato che a poche giornate dalla fine del torneo, l'esclusione del Catania potrebbe falsare il campionato visto che verrebbero tolti i punti alle avversarie che hanno battuto o pareggiato contro i rossazzurri. La classifica verrebbe stravolta. 

RESTA SOLO IL PRESIDENTISSIMO - La speranza è l’ultima a morire dicevamo, ma Catania s’interroga in queste ore e la domanda è sempre la stessa. Come mai il Catania senza la montagna di debiti di più di 50 milioni, non interessa a nessuno? La risposta non c’è, ma adesso si può ben dire che non erano i debiti il vero problema, così come quelli di Torre del Grifo a frenare gli investitori come molti dicevano compreso i vertici della Sigi. Debiti da 54 milioni ma solo la  struttura di Torre del Grifo quantomeno pareggiava i conti. Tra l’altro calcoli alla mano circa l’80% del monte debiti era rateizzabile in 20 o più anni, discorso applicabile sia per Torre del Grifo con il Credito Sportivo che per i debiti con Comune di Mascalucia e Agenzia delle Entrate. Da pagare subito sarebbero stati i fornitori (circa 10 milioni), ma anche con loro si poteva trattare. E non va trascurato il fatto che il concordato con continuità aziendale poteva essere d’aiuto per riportare la barca in un mare tranquillo. Del resto Joe Tacopina, che benefattore non è, si sarebbe caricato tutti questi debiti che non erano da paura. Ma questo è il passato che nessuno può cambiare oggi. In questi anni purtroppo gli errori commessi ai danni del Calcio Catania sono stati tanti. Il presente è l’asta del 4 marzo e visto che quel giorno ricorre il ventiseiesimo anniversario della scomparsa del cavaliere Angelo Massimino, che nell’arco di quattro decenni garantì il meglio al Calcio Catania, non resta che sperare che il Presidentissimo ce la mandi buona!