Catania, ce l’ho, mi manca… e intanto la classifica piange!

Catania, ce l’ho, mi manca… e intanto la classifica piange!

Dal trascinatore allo spirito di gruppo, passando per i nervi e le prestazioni: radiografia di un Catania che ha inconsapevolmente forato su più fronti.

di Redazione ITASportPress

Il Catania è assente, non pervenuto. Anche sul campo dell’Akragas. Tanto che servono pochi istanti per distruggere buoni propositi e prospettive. E il 3-2 sintetizza quanto i rossazzurri, vittime e carnefici, abbiano fortemente contribuito al crollo fisico e mentale che a lungo andare trascinerà con sé classifica e futuro, a meno di reazioni plateali.

COSA C’E’ C’E’, E COSA NON C’E’… – … genera lacune, a mo’ di voragini, che affiorano e si consolidano, di qualsiasi aspetto si tratti. Sprofondarvi è semplice. Difetti offensivi che si accentuano ad ogni passo, ad ogni tiro, ad ogni dribbling. Non basta il continuo possesso palla. Non basta giocare d’anticipo. Non basta prevedere le intenzioni degli avversari, o manovrare di prima sottoporta. I gol non arrivano. O almeno lo fanno, ma troppo tardi. Falcone all’80’. E Nunzella sforna la migliore delle punizioni nei minuti di recupero della ripresa. Per il resto, assist andati a vuoto. Colpi di testa a sfiorare il palo, come quelli di Castiglia e Bombagi. Suggerimenti prevedibili. Muraglia biancazzurra indissolubile. La resistenza di casa vale il merito dei giganti e il demerito degli etnei, che in area sprecano come solito nelle ultime uscite. Fortuna o lucidità? A mancare sono entrambe, a braccetto in tribuna, in attesa di qualcuno che di peso le tiri giù e le schieri al fianco di Falcone o Calderini. La difesa, poi, sembra sparire. Si pensa a segnare, e si lasciano scoperte le retrovie, tanto da subire il contropiede dell’ex Di Grazia come la coltellata più cruenta e dolorosa. Il Catania si beffa da sé, e continua a farlo fino al triplice fischio. Pasticcia sul rigore di Madonia e la rete di Di Piazza. Saltano posizioni. Si interviene in maniera scomposta. Il disordine regna sovrano proprio negli attimi più delicati del match. E svanisce – almeno momentaneamente – quella che pareva essere l’unica certezza: una solidità difensiva fiore all’occhiello della formazione rossazzurra, ora dispersa, in cerca di idee e affidabilità. Defaillance tecnico-tattiche, che non oscurano la prestazione dei siciliani, accorti, fluidi, ma scarsamente produttivi.

NERVI DEBOLI – Quando si perde, non solo la partita, ma anche la pazienza, la luce in fondo al tunnel si allontana. Agguantarla è possibile, se solo ci si scrollasse di dosso tensioni apparentemente inesistenti, ma evidenti a gara in corso. Falli superflui, reazioni eccessive, qualche passaggio errato, stop precari, palle mal agganciate: la dimostrazione che il nervosismo è palpabile. Quale il motivo? Resta un mistero visto che in zona playout, a un passo dalla retrocessione, la reazione immediata prevede cattiveria disarmante e la sfacciataggine di chi è disposto a tutto pur di risalire. Si scende in campo con questi presupposti, ma le conseguenze non sono quelle auspicate. Mancano calma e sangue freddo, come testimonia la seconda espulsione consecutiva (Bombagi), dopo quella di Ferrario la scorsa settimana. E recuperare lo svantaggio in superiorità numerica diventa la più ardua delle imprese.

LEADER E GRUPPO – Se ci fosse un trascinatore, tutto sarebbe più semplice. Esistono personalità forti. L’instancabile Moriero in panchina. L’equilibrato Bergamelli nelle retrovie. Capitan Calil in attacco. Eppure non piovono scossoni funzionali alla causa. Perché? Manca chi faccia pesare grinta e temperamento, non a livello individuale, ma collettivo. Altrimenti le fila rischiano di disgregarsi, e il concetto di squadra messo sotto scacco.

Cosa rimane? I due gol sul finire del secondo tempo. E la speranza che rappresentino l’inizio della rimonta, nelle prestazioni e nel carattere. Figurine che gli etnei cercano insistentemente tra quelle già raccolte. Se non si incollano in campo, però, corteggiare i tifosi diventa difficile, scongiurare il peggio quasi impossibile, dire “Il Catania non esiste” – in quanto a performance e carisma, s’intende – un gioco da ragazzi. Per adesso resta assente, in attesa che ritorni con tanto di certificato medico.

C13

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