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L'opinione

Catania, che pec…ato! “Schifiaru” a Mascara, Spinesi, Gomez e Maxi Lopez

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La rubrica sul Calcio Catania curata da Luca Allegra

Redazione ITASportPress

IL CAFFE' SCORRETTO DI LUCA ALLEGRA

Tutti a Catania, in questi tristi giorni successivi al fallimento prima finanziario e poi sportivo della società etnea, invocano il rinnovamento. L’intero ambiente, come un sol uomo, ambisce ad una ripartenza, ad una resurrezione su nuove basi, ad una rigenerazione su fondamenta riformate affinché ci si possa mettere alle spalle definitivamente il recente naufragio inveratosi al culmine degli ultimi anni di mediocrità e marginalizzazione.

Anche chi scrive si allinea al medesimo “sentiment” degli sportivi della città.

Convintamente.

Però sarebbe ipocrita limitarsi a parlare di rinnovazione senza rompere con i tartufismi del passato, certi che da qualsiasi farisaismo occorra rifuggire, perseverando nell’intransigenza morale verso chicchessia, con la convinzione che è collocando i primi granelli di polvere sotto il tappeto che si generano disastri, che piantare storta una pianta ne inibirà una crescita rigogliosa.

Abbiamo letto la pec che quel che resta dell’amministrazione comunale di Catania ha inviato alla FIGC per perorare la causa della città ai fini di una collocazione in serie D della nuova espressione calcistica cittadina. Non ci sembra che sia improntata ai crismi cui abbiamo accennato nell’incipit di questo nostro contributo. E non solo perché la troviamo inefficace e male impostata intessuta, come è, di riferimenti vaghi ed inconsistenti che - ne siamo certi- hanno suscitato le medesime nostre perplessità nei componenti federali.

I quali, per inciso, avranno impiegato due minutini scarsi -forse meno-  per leggere quel che appare come un temino di uno studentello di terza media, neanche di quelli che stanno ai primi banchi peraltro.

Ma la modestia del documento di cui sopra sta in special modo nel coacervo di riferimenti storici talmente monco da suscitare autentica inverecondia.

Omettere qualsiasi rimando alla recente storia del Catania in serie A, quello della proprietà Pulvirenti, è infatti un’operazione intellettualmente disonesta e non può essere su viltà siffatte che si possa confidare di indirizzare il cambiamento.

Cancellare con un tratto di penna ed all’interno di una micragnosa comunicazione il piccolo Barcellona che faceva tremare squadroni blasonati nel catino del “Massimino”, annegare nell’oblio la vittoria sull’Inter del Triplete con la serpentina del Malaka tra i trend topic più visualizzati dalle nostre parti, non volere rievocare la vittoria di Torino con la rete di Izco che nel dicembre del 2009 rianimó il team di Mihajlovic, gettare nel dimenticatoio l’eurogol di Mascara nel derby di Palermo, o figure iconiche in panchina come Simeone o al centro dell’attacco come la Gallina Bionda è un torto che si fa alla comunità tutta ed al suo patrimonio di ricordi, per sferrare - con mediocrità - un malrovescio alla proprietà che ha allestito lo spettacolo.

E che questo richiamo alla verità storica venga da chi scrive che con il patron di cui si sta parlando ha avuto più di un problema, anche giudiziario, dovrebbe fare riflettere gli estensori della maldestra pec e gli sportivi tutti.

La notificata al sottoscritto - ed archiviata dal magistrato - querela per diffamazione a mezzo stampa potrebbe in termini rivendicativi indurre a sposare la scombiccherata damnatio memoriae allestita dal comune di Catania adottando la medesima furbesca omissione del dottor Bonaccorsi, sindaco facente funzioni del comune etneo.

Non sarebbe però operazione intellettualmente onesta verso la comunità dei lettori

Ai quali soli rispondiamo

La serie A nella parte orientale dell’isola la si è goduta con chiarezza di programmi e di obiettivi solo negli otto anni dell’era Pulvirenti, il decantato, nella pec, approdo degli anni 80 è stato un mero accidente della storia non meritevole, per la sua insignificante estrinsecazione, di cotanta appassionata citazione.

Chi ha vissuto la stagione degli anni 60 in molti casi non è più tra noi, e poi era non solo un altro calcio ma proprio un’altra Italia.

Per cui se a Bonaccorsi è stato lasciato intendere di non citare l’ultima proprietà per non inimicarsi gli elettori che rammentano i “treni del gol” od i prodromi del fallimento é stato fatto commettere uno scarabocchio storico 

E non è il miglior viatico per una rigenerazione.

Intendiamoci non diamo un giudizio positivo della serie C targata Pulvirenti giacché al netto delle squadre mediamente ambiziose che sono state varate, non si è conquistata quella cadetteria che era l’obiettivo programmatico.

Inoltre, a scanso di ogni equivoco, non gradiamo nè auspichiamo alcun Pulvirenti bis proiettato nel futuro, sempre che lo stesso fosse interessato, che - come diceva Marx- la storia si ripete sempre due volte la prima come tragedia la seconda come farsa

Ma misconoscere la storia recente del Catania  e cancellare le foto dall’album dei ricordi per peloso opportunismo ci appare quanto di peggio i resti di un’amministrazione possano fare.

Circola un meme in queste ore sui social che associa nella medesima riprovazione collettiva le immagini del duo Pulvirenti- Lo Monaco, una foto collettiva dei componenti Sigi e l’effige del signor M, molti tifosi sui social lo condividono intendendo prendere parte per mere immagini all’ondata rigeneratrice 

Beh, fuor di metafora, si tratta di delirante iconoclastia

Affiancare quei volti in un unicum è operazione di pura imbecillità in linea con i tempi attuali adatti a mestatori e corifei della menzogna.

Lo diciamo con forza e, ribadiamo, eravamo certi anni fa che sarebbe toccato recitare la parte dei bastian contrari, proprio a chi sconti ai vecchi dirigenti non ne fece quando tutti facevano a gara per un quotidiano ed umiliante - per loro - bacio della pantofola.

Lo dicemmo de visu con trasparenza anche agli interessati che crediamo ricordino la fattispecie 

Non ci appare pleonastica, in ultimo, un’ovvia ma sempreverde constatazione secondo la quale la massima serie ingeneri un ciclo economico virtuoso di cui l’intera economia cittadina si beneficia 

Ecco perché la classe politica dovrebbe essere interessata ed operare con perizia e cura del passato 

Gli effetti di un calcio d’élite si riverberano in ogni ganglio produttivo dai più alti e remunerativi settori del terziario al piccolo commercio, persino al mondo dell’economia all black.

Così come è avvenuto sino ad otto anni addietro.

Ed escludiamo, lo diciamo con rammarico, che ce ne vogliano di meno, sempre che ci si riesca, per rientrare nel parterre de rois della serie A

E nel frattempo speriamo che ci capitino amministratori dalla memoria migliore 

Poiché tentare di ricominciare con codesti, poco degni, presupposti è quanto di peggio possa capitare di dover narrare 

Saluti di verità

 (Getty Images)