CATANIA, costante nel bene… e nel male

CATANIA, costante nel bene… e nel male

Tutte le “costanti” sfoderate dal Catania nel corso del match contro il Cosenza. Dalle conferme riproponibili, a quelle da smantellare a breve.

di Veronica Celi, @ctvery

Il Catania non torna dalla trasferta di Cosenza soltanto con un punto in tasca. Piuttosto, la valigia pesa perché colma di conferme.

PUNTI DI FORZA – Basta osservare il nome del marcatore rossazzurro, lampeggiante accanto al gol valido l’1-1: Gianvito Plasmati. Non uno dei titolari inamovibili. Abituato ad entrare a gara in corso (lo ha fatto per 9 giornate), proprio contro i rossoblu di Roselli resta in campo per tutti i 90 minuti. È la prima volta da inizio campionato. Ma la seconda che agguanta il pari in extremis. Gli istanti che vanno dall’80’ in poi sono quelli in cui l’attaccante lucano rende meglio, capitalizzando occasioni di vitale importanza per l’esito finale. È successo al “San Vito”. Ed era già accaduto contro l’Akragas. Stesso destro secco al volo a spiazzare l’avversario. Sul versante opposto, quello difensivo, certezze che equivalgono ai guizzi provvidenziali della punta ex Andria. Liverani in primis. Le sue uscite limitano i danni. Salva il risultato in diverse occasioni. Ma in generale, la difesa regge a sufficienza. Bergamelli, fino a quando gli acciacchi fisici non lo costringono ad abbandonare il terreno di gioco, protegge bene gli spazi. Evidente lo smarrimento qualora Ferrario lo rilevi nella ripresa.

DEBOLEZZE – Manca una delle colonne portanti, e la retroguardia traballa. Se poi l’altra è nel bel mezzo di una giornata no – evidente il calo tecnico-caratteriale di Pelagatti – la frittata è fatta. Indecisioni, errori banali, palloni persi con facilità, agevolano l’avanzata del Cosenza. Complicato fermare Vutov o Arrighini lanciati in velocità. La tensione sale, gli interventi scomposti aumentano, il rigore è dietro l’angolo. Costante anche la macchinosità delle manovre. Invece di cercare varchi, si prediligono i retropassaggi, che però rallentano i movimenti, e danno l’opportunità agli sfidanti di ricomporsi. Si prova ad entrare in area sfruttando cross difficilmente intercettabili da chi, altezza permettendo, dovrebbe svettare di testa.  Responsabile il centrocampo, poco creativo. Calil, sottoporta propositivo a intermittenza. Nunzella e Garufo che sulle fasce garantiscono rapide incursioni e sovrapposizioni, ma non incidono più come un tempo. Ecco il motivo per cui il pari è il massimo ottenuto dal Catania nelle ultime tre partite. Se sia un bene restare a corto di sconfitte, o un male non acchiappare la vittoria, è un verdetto che spetta alla classifica. Ma anche qui la situazione resta invariata. Venti punti non bastano per lasciarsi alle spalle playout e patemi d’animo legati al raggiungimento della salvezza.

Rimanendo fermi allo stesso punto, è difficile accelerare il passo. Urge riscrivere il copione mantenendo i protagonisti, e proponendo svariate novità. Come in una soap opera, dove i colpi di scena migliori si nascondono dietro scelte o interpreti visti poco sul set.

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