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Esclusiva

Catania, Di Marzio a ISP: “Io direttore generale con entusiasmo e risultati. L’errore più grande Sigi…”

Catania, Di Marzio a ISP: “Io direttore generale con entusiasmo e risultati. L’errore più grande Sigi…”

È stata la mano di Gianni Di Marzio - in quell’estate del 1983 - a portare il Catania in Serie A

Redazione ITASportPress

Gianni Di Marzio è stato uno degli artefici principali della promozione in A del Catania in quell’estate del 1983. In quarantamila all’Olimpico, nel giorno della promozione (25 giugno), in uno dei più grandi esodi pallonari della storia italiana. Ma Di Marzio è anche un grande esperto di calcio avendo scoperto grandi campioni. La situazione complicata del club etneo lo turba parecchio e ai microfoni di Itasportpress.it ha confessato che avrebbe voluto dare una mano alla SIGI.

Di Marzio, cosa pensa di quello che sta succedendo a Catania?

Che i soci devono mettere questi 600 mila euro nelle casse del club entro il 2 gennaio. Stop. Non c'è altra strada per salvare il club e scongiurare la cancellazione dell'affiliazione alla FIGC. Sarà l'ultimo sforzo per uscire almeno con l'onore delle armi e dare un pizzico di speranza alla tifoseria. Questi soci hanno fatto tanti errori dal punto di vista gestionale e sportivo facendo operazioni discutibili e contratti sbagliati.

Ma lei avrebbe accettato l'incarico di direttore generale con la gestione dell'area sportiva visto che ha una esperienza nettamente superiore a Pellegrino che ha fatto tanti errori di gioventù?

Certamente, sarei stato felice di dare una mano al Catania anche con un contratto di livello minimo ma anche a titolo gratuito vista la situazione debitoria. Io sono innamorato della piazza, della gente, del luogo e del Catania Calcio e avrei accettato l'incarico con entusiasmo. Avrei fatto arrivare calciatori di categoria ed elementi giovani che avrebbero portato soldi al club, ma avrei anche svolto un ruolo di intermediatore intercettando imprenditori del Nord per farli investire a Catania. Le conoscenze non mi mancano. Io ho fatto l'allenatore a certi livelli, conosco bene il ruolo di direttore sportivo e come lavoro di scouting parlano i fatti avendo scoperto Maradona, Ronaldo e Messi. Mi sarei messo a disposizione del club e sono sicuro che avrei portato a termine il compito con un discreto risultato. Senza nulla togliere a chi ha lavorato finora col Catania naturalmente.

Come avrebbe gestito l'operazione di mercato di Luca Moro che andrà al Sassuolo per 3 milioni e il Catania non prenderà un euro?

Il Padova ha fatto una grande operazione, bravo il ds Sogliano e il secondo Gatti a chiudere per una cifra importante con gli emiliani. Non voglio aggiungere altro su questa operazione che lascia a bocca asciutta il Catania. Sicuramente si poteva gestire meglio.

Qual è stato l'errore più grande della SIGI?

Non aver dato il club a Tacopina. L'avvocato voleva il Catania ed è una persona seria e lo sta dimostrando a Ferrara. A Catania lo hanno fatto scappare e la responsabilità è di tanti.

Sarebbe meglio in futuro trovare un investitore locale o estero?

E' molto difficile che possa arrivare un altro imprenditore alla 'Zamparini' a Catania. Purtroppo ci sono delle cose che non invogliano un investitore del Nord o estero a prendersi il Catania. Speriamo che salti fuori un altro Tacopina.

Non è più tempo per i mecenati nel calcio ma a Catania si rimpiange Angelo Massimino, un presidente che lei conosce bene...

Massimino ha fatto la storia che non si potrà mai cancellare. In quarantamila a Roma, un vero esodo biblico. Con Mastalli, Ranieri, Mastropasqua, Crialesi e Cantarutti abbiamo vinto gli spareggi battendo il Como 1-0, gol di Crialesi a venti minuti dalla fine. Al fischio finale con la Cremonese si scatenò il putiferio e il presidente Angelo Massimino si sentì male, ebbe un principio di svenimento. Lo sorreggemmo e quando si svegliò era in Serie A. Il tempo passa per tutti ma Massimino manca a tutta Catania.

 

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