Catania, dignità zero e adesso tutti in ritiro. Futuro Camplone. Le cause di una crisi che parte da lontano

Catania, dignità zero e adesso tutti in ritiro. Futuro Camplone. Le cause di una crisi che parte da lontano

Il pesantissimo k.o. di ieri allo stadio Razza, amplifica la crisi della squadra rossazzurra

di Redazione ITASportPress

Toppe ombre sulla strada del Catania. E all’improvviso la temperatura sale in maniera esagerata. La cocente delusione dei tifosi amplifica le amarezze che già i protagonisti hanno espresso a Vibo Valentia, dopo la quarta batosta in trasferta. Le parole a caldo di Andrea Camplone hanno denudato le fragilità di un gruppo che troppo in fretta vede allontanarsi il treno Serie B. Le difficoltà tecniche vanno di pari passo con le responsabilità di un gruppo di lavoro che ha condiviso un mercato non di livello per la piazza: con l’evidente impegno di pareggiare il gap con le grandi del campionato. E in questi  frangenti delicati, con all’orizzonte immediato le importanti verifiche interne con Bisceglie e Bari, fatalmente tutte le attenzioni sono orientate sul futuro del tecnico.

CAMPLONE SULLA GRATICOLA – Le voci di una sostituzione immediata sono strozzate dai vertici rossazzurri. Anzi, il mantra societario riferisce di una chiamata alle armi generale nel corso del faccia a faccia di ieri con i giocatori. Un modo per rinserrare le fila e dare esplicito appoggio alla guida tecnica della squadra. E in effetti il management rossazzurro si augura che Camplone trovi in tempi brevi il bandolo della matassa. E’ nell’interesse di tutti. In caso contrario il rischio di un avvicendamento aumenterebbe in maniera esponenziale. I risultati, si sa, comandano nel calcio e impongono a volte scelte in apparenza forzate. Insomma, Camplone è sotto esame: a dispetto delle dichiarazioni di facciata. Ed è il primo a saperlo. Consapevole com’è della delicatezza della situazione. Né va sottovalutato l’umore del popolo rossazzurro, chiaramente indispettito da questa falsa partenza dopo un’estate all’insegna dell’entusiasmo.

CRISI PARTE DA LONTANO – No, la crisi del Catania non si può più definire passeggera, e non è causata soltanto dalle difficoltà fisiologiche per l’ennesima rivoluzione operata nel mercato estivo dall’ad. Pietro Lo Monaco. Quella dell’Elefante è una crisi più strutturale le cui responsabilità sono prima di tutto della società che ha puntualmente sbagliato la campagna acquisti e dei giocatori che stanno rendendo meno di quanto ci si aspettasse, vedi Lodi e tanti altri calciatori esperti arrivati alle pendici dell’Etna. Questa almeno è l’opinione dei tifosi. Gli appassionati rossazzurri­ individuano i giocatori di Camplone come principali responsabili della situazione, mentre sono sempre di più quelli che puntano l’indice contro la società e quelli che individuano nell’allenatore il colpevole più importante dei brutti risultati.

CATANIA SENZA GIOCO – Il Catania di oggi è una squadra senz’anima e senza gioco. Sembra una bella signora che, tornata a casa dopo un pomeriggio di shopping, si accorge di aver comprato solo capi taroccati. Gli acquisti dell’estate non riescono a cambiare marcia. Camplone ha la scadenza come uno yogurt. Senza indagare sui conti, ce n’è già abbastanza per preoccuparsi. Servirebbero come la pioggia per lavare via polveri più o meno sottili.

RITIRO  – Chiudersi lontano da tutto e tutti può essere una soluzione se presa nel verso opportuno: i giocatori ora devono capire che bisogna fare davvero sul serio. Nessuno entra in campo per dare il peggio di sé, semmai il meglio, ma la squadra subisce con grande facilità, commette errori spesso banalissimi che finiscono per favorire gli avversari. In ritiro, ma lontano da Torre del Grifo, puoi lavorare al massimo su questo, magari con due allenamenti al giorno riesci a cancellare gli errori più stupidi ma che portano a grandi conseguenze. Magari manca anche qualità e il momento non è fortunato, in ogni caso non è possibile questa situazione. La maglia del Catania pesa e non sempre se non hai personalità riesci a esprimerti al massimo. Si parla di condizione ma spesso è la testa che ti fa correre o meno. Stando tanto tempo insieme si può individuare il vero problema.

 

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