Catania, dimissioni Lo Monaco: giusto che abbandoni l’area tecnica

Il dirigente di Torre Annunziata ha fallito sul piano sportivo ma è stato importante per il risanamento del club dopo i disastri della gestione Pulvirenti-Cosentino

di Redazione ITASportPress

Le dimissioni da Dg del Calcio Catania di Pietro Lo Monaco, stanco di ricevere insulti allo stadio da una parte della tifoseria e critiche dai giornalisti, dividono la città. C’è chi sostiene che il plenipotenziario dirigente di Torre Annunziata sia una risorsa unica per il club del patron Pulvirenti, ma c’è anche il partito di chi pensa che forse sia meglio che Lo Monaco abbandoni definitivamente l’area tecnica dedicandosi solo alla parte amministrativa del sodalizio di via Magenta.

Dal 1946 (anno di fondazione del club rossazzurro) ad oggi, dirigenti capaci come Pietro Lo Monaco sicuramente se ne sono visti pochi. Con lui al timone il Calcio Catania stava nel salotto buono del calcio italiano mentre oggi è fuori.

PLUSVALENZE DA RECORD – Il club di via Magenta si contraddistinse, durante le sessioni di mercato, per la capacità di acquistare low cost giocatori di grande capacità tecnica, la cui rivendita futura fruttò importanti plusvalenze. Lo Monaco, con l’abilità che gli venne riconosciuta da tutti gli addetti ai lavori, chiuse operazioni straordinarie durante la sua prima avventura a Catania: su tutte la cessione di Vargas alla Fiorentina e Martinez alla Juventus.

Vediamo nel dettaglio i cinque colpi di mercato top di Lo Monaco:

Juan Manuel Vargas: il giocatore peruviano, arrivato a Catania nella stagione 2006/07, fu pagato 400 mila euro dal Colon, società argentina, e fu rivenduto 3 stagioni dopo alla viola dei Della Valle per la cifra di 12 milioni di euro fruttando così una plusvalenza di 11.6 milioni.

Jorge Martinez: l’uruguaiano arrivò dal Nacional nell’indifferenza generale per “soli” 2 milioni di euro. Il giocatore fece però capire subito di che pasta fosse fatto, facendo impazzire le difese di tutta Italia. Fu rivenduto 3 stagioni dopo alla Juventus per 12 milioni portando nelle casse della società una plusvalenza di 10 milioni di euro.

Matias Silvestre: l’ex Boca Juniors arrivò a Catania durante il mercato di riparazione di Gennaio per la cifra di 1.5 milioni di euro. Tre anni dopo, il suo passaggio al Palermo fece infuriare tutti i tifosi rosso azzurri ma, grazie agli 8 milioni sborsati da Zamparini, fruttò una plusvalenza di ben 6.5 milioni.

Alejandro Gomez: arrivò alla corte etnea sotto l’egida di Lo Monaco per 2.5 milioni di euro pagati al San Lorenzo. Fu rivenduto da Cosentino al Metalist, squadra ucraina, per 7 milioni di euro, cifra ritenuta dai più nettamente inferiore rispetto al reale valore del giocatore argentino.

Mariano Izco: questa forse la plusvalenza più incredibile non tanto per il suo valore finanziario ma per quello tecnico. Izco arrivò a Catania nel 2006 e l’anno precedente militava nella Serie C argentina. Arrivò a Catania per soli 60 mila euro e, grazie alla cessione dello scorso anno al Chievo per 3 milioni, ha fruttato 2.94 milioni di euro alla società di Torre del Grifo.

SENZA PIETRO PROFONDO ROSSO – L’addio dalla società etnea nel maggio del 2012, dopo aperti contrasti con il patron Nino Pulvirenti, lo costrinsero ad andare via dalla “sua creatura”, come spesso Lo Monaco ha definito il Calcio Catania. Senza di lui fu un disastro storico. Il bilancio dopo tanti anni di utili, cominciò a chiudersi in perdita. Con la retrocessione in serie B  della squadra rossazzurra sono venuti meno i cospicui ricavi dei diritti radiotelevisivi della Serie A, sostituiti solo in parte dal “paracadute”, di circa 12,5 milioni.

In Serie C poi i bilanci si sono chiusi sempre in rosso con un quadro generale del conto economico della squadra rossazzurra sempre in picchiata. I ricavi in deciso calo (da 54 milioni a 39,9 milioni al primo anno in B), mentre i costi non diminuirono, ma addirittura aumentarono al primo anno di cadetteria (da 55,7 a 57,1). La retrocessione in Lega Pro, fu uno shock non indifferente per il bilancio rossazzurro, considerando anche che diminuirono i ricavi da botteghino e quelli commerciali. Questo basta per far capire che senza Pietro Lo Monaco il Calcio Catania dilapidò un patrimonio enorme venendo travolto dai debiti.

IL RITORNO UN FLOP – Il ritorno di Lo Monaco consentì l’avvio di un piano di risanamento che ben presto portò a risultati importanti: i conti sono passati dopo 4 anni da un rosso di -15 milioni di euro a – 4, ma sul piano sportivo il ritorno di Lo Monaco non ha portato successi. La squadra ha mancato la Serie B nonostante il dirigente si sia adoperato in tal senso ma con risultati deludenti.

Lo Monaco non conosce la Serie C e i calciatori vincenti di questa categoria. Nonostante questo suo certificato handicap, si è ostinato a fare operazioni di mercato (sbagliate) e a rivoluzionare la squadra ogni anno cambiando allenatori, poi esonerati e pagati fino alla fine del contratto. Lo spogliatoio è stato spesso una polveriera con dirigenti che entravano e uscivano da quel posto, che i calciatori ritengono sacro, spifferando poi a Lo Monaco i risvolti di giornata. Un sistema di “spionaggio sportivo” che ormai è superato nel calcio moderno e non porta più risultati. Lo Monaco ha usato la clava con alcuni calciatori che hanno poi preferito lasciare la squadra per rilanciarsi altrove. Semenzato e Marotta, ultimi elementi “scappati” da Catania che stanno facendo faville a Pordenone e a Vicenza ma la serie dei ‘risuscitati’ senza Lo Monaco è lunghissima.

CAMPIONATO SENZA SORRISI – La stagione in corso è partita malissimo per il Dg: liti con una parte della tifoseria; la cacciata (con parole pesanti) e poi il reintegro di Biagianti, Bucolo e Marchese (voluti a furor di popolo da tifosi e compagni di squadra); l’esonero di Camplone a ottobre con un progetto tecnico gettato nel cestino dopo pochi mesi; la battaglia feroce con i giornalisti e per finire con il sindaco Pogliese. Un caos totale che non è servito a nessuno, men che meno ai calciatori che in campo sono apparsi mentalmente svuotati e intimoriti da questo grande trambusto. Anche con Lucarelli in panchina, richiamato al capezzale del moribondo Catania, le cose continuano ad andare male. Lo Monaco si può certamente definire il migliore dirigente etneo della storia, ma per il bene del Catania adesso è meglio che vada via dal campo e si metta dietro la scrivania.

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