CATANIA, focus infortuni. Sono appena otto, nessuna ricaduta

CATANIA, focus infortuni. Sono appena otto, nessuna ricaduta

Da Castiglia a Bastrini, passando per Falcone e Russotto: tutti gli infortunati del Catania, tra recupero immediato e calo di rendimento.

di Veronica Celi, @ctvery

Infortuni macigno insopportabile? Non per quest’anno. Svariate le defezioni per guai fisici che hanno colpito la formazione rossazzurra in questa prima parte di stagione. Nessuna, però, insormontabile.

Ad aprire il valzer delle indisponibilità ci pensano Musacci e Plasmati post Catania-Catanzaro. Il primo riporta una lesione di primo grado al quadricipite femorale della gamba destra. Il secondo lo stesso problema, ma al bicipite della sinistra. Noie muscolari anche per Castiglia, costretto a uscire nel corso del match contro il Martina Franca. A seguire Bastrini, già acciaccato. Il difensore, durante la sfida di Coppa Italia contro l’Akragas, è vittima di una lesione al gemello mediale destro. Nel frattempo in campionato, sempre al cospetto del Gigante, cadeva Falcone. “Distrazione del legamento collaterale esterno del ginocchio”, questa l’entità del danno. Russotto torna invece da Messina con una lussazione alla spalla sinistra, a cui, dopo aver recuperato, si aggiunge quella all’omero nella gara casalinga contro il Monopoli. Nella lista figura anche il nome di Parisi (lesione al muscolo flessore, in fase di smaltimento), e Bergamelli, uscito in anticipo a Cosenza a causa di un probabile affaticamento muscolare di troppo.

Appena 8 giocatori, con diagnosi piuttosto simili. Qualcuno arrivava già con stenti fisici da smaltire. Nulla in confronto ai 25 dello scorso campionato. Se poi si considera che, nonostante gli assenti, nessun ruolo è rimasto scoperto, le conseguenze sono meno tragiche del previsto. È vero che, a intermittenza, il rendimento è calato. Specie quando i due esterni d’attacco titolari sono venuti a mancare contemporaneamente. Tre pareggi (Akragas, Messina, Foggia), una vittoria stentata ai danni della Lupa Castelli Romani, e la più dura delle sconfitte, contro il Benevento (1-3): questo il ruolino di marcia degli etnei orfani delle due ali, e quindi incapaci di finalizzare con più frequenza sottoporta. In compenso, però, nessuna ricaduta. Chi ha recuperato, è tornato in campo senza acciacchi o limiti fisici. Una sorta di “vaccinazione” per chi al rientro rende tanto quanto, o ancor più, che in precedenza. In confronto, sembrano un’infinità i 5 recidivi della passata stagione. Poche le partite condizionate da cambi forzati. L’anno scorso, in 19 giornate, ben 11 annoveravano sostituzioni obbligate, dedite a influenzare, inevitabilmente, l’andamento della squadra. Oggi, tale fenomeno pare essersi ridotto, nonostante per alcune settimane, vista l’ingente catena di infortunati, l’impressione era quella di rivivere vecchi film, via di mezzo tra l’horror e l’avventura.

Il Catania, però, ha superato il trauma. Mostro debellabile, quello degli infortuni, rimane un ricordo lontano. O meglio, una realtà meno quotidiana rispetto al 2015. Limitarli a lungo termine è il prossimo step.

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