Catania, le cause del clamoroso tonfo contro il Melfi

La sconfitta contro il Melfi fa sorgere più di un punto interrogativo sul futuro del Catania in chiave play-off

di Redazione ITASportPress

Una botta tremenda. Lo 0-2 di ieri contro il Melfi non può non lasciare il segno. Il clamoroso passo falso del Catania, ha gettato nello sconforto la tifoseria etnea che stenta a credere come questa squadra possa andare ai play-off e addirittura vincerli. Molti hanno provato a dare una spiegazione al tonfo da ‘Clamoroso al Cibali’. Sui social tifosi scatenati: c’è chi pensa si tratti di un problema tecnico, chi pensa più a un problema di natura tattica.

BIAGIANTI – I calciatori rossazzurri a fine gara in mixed zone ci hanno provato a spiegare i motivi, e il più lucido è stato capitan Marco Biagianti, che ha evidenziato un problema di mentalità: “Abbiamo alti e bassi e non siamo pronti per i play-off, con questa cattiveria forse è meglio non arrivarci. Molti non hanno la mentalità giusta per preparare una partita come quella col Melfi. I nostri avversari hanno corso più di noi dal primo all’ultimo minuto, noi non siamo mai stati cattivi dimostrando di non avere la voglia di imporsi contro squadre di basso livello, infatti contro compagini meno forti abbiamo sempre fatto figuracce“.

SINDROME RIGOLIANA – La sconfitta contro il Melfi ha evidenziato ulteriormente i limiti di questa squadra che nonostante la qualità tecnica elevata, non riesce a imporsi contro avversari molto modesti. La partita contro il Melfi è simile a quella con il Taranto del 18 febbraio finita 0-0. Gli avversari aggrediscono e mordono le caviglie degli etnei che fanno poi fatica a conquistare spazi e a gestire il pallone. Ne viene meno la costruzione del gioco e i rifornimenti per le punte. Sarà anche questione di mentalità vincente che ancora questa squadra non ha. Sembra che la sindrome di Rigoli non sia scomparsa nonostante la cura Petrone, ma evidentemente l’organico rossazzurro ha bisogno di tempo per smaltire le tossine dell’ex tecnico che ha inculcato ai giocatori per molto tempo un calcio votato a difesa e contropiede. Il Catania deve vincere aggredendo e questa squadra ancora è priva di questa mentalità che fa la differenza in Lega Pro specie se si hanno in organico elementi di spicco come quelli etnei. La filosofia dell’ex tecnico dell’Ascoli è ben diversa dal suo precedessore ma ci vuole tempo.

CONDIZIONE FISICA – Sia contro il Taranto che contro il Melfi al Massimino, il Catania ha mostrato anche dei limiti di condizione fisica. Pochi i duelli a centrocampo vinti e spesso le cosiddette ‘seconde palle’ sono state conquistate dagli avversari. Petrone potrebbe avere questo problema da risolvere. A Messina, è vero, i rossazzurri hanno corso, ma sul pantano del San Filippo si è vinto più sul piano nervoso che su quello muscolare. Insomma non è utopistico pensare che se il Catania non vinca più al Massimino, una delle possibili cause potrebbe essere proprio la condizione fisica insufficiente e il pressing poco efficace. Ci sentiamo di escludere invece che il male del Catania di Petrone sia di natura tattica.

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