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Il futuro

Catania, Mancini sfida il Tribunale. Le mosse, la domanda e quella cena che stona

(Getty Images)

Domani giorno importante per il futuro del Catania

Redazione ITASportPress

Il nuovo capitolo della vicenda sulla cessione del Catania sarà scritto domani. Solo il Tribunale etneo potrà fornire un quadro più definito dopo che nessun investitore si è presentato alla seconda asta fallimentare di venerdì 4 marzo. La deadline per la conclusione dell’esercizio provvisorio è proprio domani, 7 marzo 2022, e la curatela dovrà decidere se concedere una nuova proroga, consapevole che sta venendo a mancare la liquidità visto che il Catania costa circa 15 mila euro al giorno, o trovare un’altra soluzione. Il tecnico Francesco Baldini ieri ha alzato la voce dopo la bella vittoria contro il Monterosi e le sue parole non sono passate inosservate anche perchè probabilmente erano indirizzate ai curatori. 

MOSSA MANCINI - Al momento l’unico aspirante acquirente, dopo l’analisi dei conti effettuata nelle scorse settimane, è l’imprenditore  Benedetto Mancini che dopo il disguido tecnico del portale delle aste telematiche (come ha asserito, ma bisogna crederci?) proverà a percorrere la strada della trattativa privata avendo anticipato ieri che presenterà una manifestazione di interesse. “Vogliamo andare avanti e testimoniare la nostra buona volontà, presentando una nuova manifestazione di interesse alle stesse condizioni stabilite dall’avviso di vendita emesso dal Tribunale perché amiamo il Catania e non vogliamo fermarci di fronte a una PEC non partita - ha scritto nella nota l’imprenditore laziale. “La manifestazione di interesse -scrive Mancini - è supportata da cauzione di 125.000 Euro, la stessa che era stata versata attraverso bonifico contabile per la partecipazione alla gara.  Non vogliamo venga restituita ma rappresenti appunto la cauzione qualora l’Ufficio Fallimentare reputi meritevole la nostra proposta. La stessa somma potrà essere trattenuta – specifica ancora – nel caso in cui F.C. Catania 1946 si renda inadempiente alla presentazione di offerta irrevocabile d’acquisto”.

PALLA AL TRIBUNALE - La palla passa dunque al Tribunale catanese se avviare una trattativa con Mancini o chiudere la partita e il campionato del Catania che verrebbe escluso dal torneo di Serie C. C’è da chiedersi se i giudici daranno fiducia a Mancini che si è presentato a Catania con una società costituita con 10 mila euro di capitale anziché 500 mila interamente versati come prevedeva il regolamento del bando. Per la mancata ricezione della pec e del bonifico, effettuato dall’estero, ne sapremo di più domani. Sorge spontanea una domanda dopo che Mancini, ha voluto spostarsi dall’asta alla trattativa privata: il Tribunale non è obbligato a valutare l’interlocutore chiedendo credenziali bancarie, disponibilità finanziaria a nove zeri e se lo stesso possegga i requisiti morali per dimostrare di avere tutte le garanzie necessarie per gestire un club importante come il Catania? 

NUOVO CAPITOLO - Tutta Catania ha bisogno di un chiaro segnale di discontinuità rispetto al recente passato e c’è chi adesso piuttosto che avere Mancini presidente, preferisce la Serie D con un nuovo progetto serio e ambizioso. Bisognerà aspettare domani, per definire in che direzione andrà questo nuovo capitolo, ma noi ci fidiamo del Tribunale etneo che ha dimostrato finora di avere le idee chiare. I tifosi sono in perenne attesa di un interlocutore credibile al quale il Tribunale possa affidare il club perché questo è anche patrimonio collettivo della città. Sappiamo bene che i proprietari non ne sono altro che temporanei custodi, ma devono avere il dovere di tutelare il club per consegnarlo in salute a chi verrà dopo di loro.

L'ULTIMA CENA? - Purtroppo la Sigi ha lasciato solo macerie dopo aver approfittato della fiducia dei tifosi, ma è chiaro che i vertici della holding non avevano ne’ la possibilità, ne’ la velleità di competere in un calcio diventato ormai un business globale e poco allineato e coerente con la vecchia missione originaria. Al danno la beffa di aver perso lo zio d’America, tale Joe Tacopina venuto da New York. Con l'avvocato italoamericano i soci Sigi hanno cercato di recuperare il loro investimento non pensando evidentemente alla passione del tifoso catanese che è stato mortificato e anche usato con la colletta per l’iscrizione al campionato. E il quadro è diventato ancora più grottesco quando pochi giorni fa alcuni soci hanno accompagnato e poi aperto le porte di Torre del Grifo a Benedetto Mancini. Ci risulta che ieri sera l'imprenditore laziale era a cena con l’avvocato Giovanni Ferrau’, presidente del Cda della Sigi. Per carità non è un peccato da confessare, tuttavia questa cena luculliana potrebbe destar qualche sospetto agli occhi dei più, mal conciliandosi con una società ormai tristemente votata alla dipartita.

SERIE D - Il Catania ha vinto tante battaglie sui campi delle diverse categorie. Altrettante e non meno ostiche sono state le sfide superate fuori dal campo. Il risultato sportivo non è mai stato l’unico traguardo per i tifosi. L’obiettivo della Sigi era innanzitutto di riaccendere l’amore di una comunità verso i propri colori e la propria storia. Purtroppo l’hanno spento e oggi l’Elefante è stanco, provato, in ginocchio. Adesso con l’aiuto di un gruppo di persone straordinarie e il supporto di tutta una città, bisogna provare a riscrivere pagine indelebili di storia calcistica rossazzurra anche ripetendo dalla Serie D. Serve la passione e l’amore vero per questo club e non solo il business. Non crediamo nei progetti scritti in un caldo pomeriggio di sabato 5 marzo solo per far capire a parole di volere il bene del Catania. Nulla contro Benedetto Mancini, ma Catania ha bisogno di un interlocutore più serio e credibile per scrivere un’altra bella storia nel libro del Catania Calcio accompagnato dallo stesso calore e dalla stessa passione degli anni fantastici della Serie A. Che la storia continui caro amato Elefante. 

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