Catania, mediana instabile… da ristrutturare

Catania, mediana instabile… da ristrutturare

Un cantiere a cielo aperto, che in 34 giornate ha alternato alti e bassi. In ottica futura, quali le soluzioni per garantire continuità?

di Redazione ITASportPress

Dal filtro più efficace a una zona franca. Evidente la parabola discendente del centrocampo del Catania che, se nelle prime uscite amministrava il gioco rossazzurro limitandone le sbavature, a campionato in corso si è rivelato una ghigliottina estremamente pericolosa, pronta a tagliar testa e gambe alle manovre tanto offensive quando difensive dell’undici etneo.

COSA NON VA – La linea a tre, di scuola Pancaro, si distingue, almeno nelle prime partite (corrispondenti all’annullamento della penalizzazione) per la capacità di alleggerire il pressing avversario, facendo girar palla fluidamente. Tocchi brevi e di prima permettono ai siciliani di arrivare in porta con più facilità, senza patemi d’animo significativi. Castiglia il mattatore. Si impegna in copertura, raddoppiando le marcature. Sacrifica la posizione abituale per svariare nelle retrovie, ma non rinuncia a incursioni che spesso sfociano in tiri dalla distanza non poco insidiosi. Ma la partenza di Scarsella alla volta della Cremonese a gennaio, e i trasferimenti di Russo e Lulli, privano la mediana di interpreti che avrebbero potuto contribuire, rispettivamente, a suon di gol, esperienza o fame. Resiste Musacci che, però, da titolare non eccelle. In caso di assenza di spazi, si affida a retropassaggi sterili, spesso rischiosi. Suggerimenti errati, a favorire gli avversari, sono poi un’altra pecca del reparto di mezzo. L’attenzione? Va e viene. Deficit che sommato all’incremento di limiti tecnici, fa delle pedine rossazzurre uomini che “si brucian presto”, destinati ad “andare e fare posto”, durante il match o la stagione.

COSA VA – Cambio di regime con l’arrivo di Di Cecco e la linea a due di Moriero, più massiccia, ma non meno traforabile della precedente. L’ex Lanciano assicura interventi taglienti, e grazie alla stazza fisica rilevante, ferma gli sfidanti in men che non si dica. Dotato di buona corsa, permette ai suoi di recuperare terreno. E offre assist utili alla causa, gli stessi che nel girone d’andata si sollazzavano altrove. Conferma a breve? Sarebbe provvidenziale in vista di un futuro più florido. Intanto “recuperar palloni” è l’imperativo. “Lavorare sui polmoni” la routine. Giocatori che, come Agazzi, sono dediti “a coprire certe zone e a giocare generosi”. Nessun rimpianto se manca lo “spunto della punta o del dieci”. Quando si è abili a servire “chi finalizza il gioco”, tutto il resto passa in secondo piano.

Storia di “vite da mediano”, che a Catania, negli ultimi tempi, rappresentano talloni d’Achille determinanti su performance e risultati. Meccanismi incrinati che andrebbero oliati, anche perché più della metà delle idee e delle giocate passano da lì. Ordine e disciplina diventano imprescindibili. Come il miglior regista – Di Cecco il candidato numero uno – che “riprenda”, in tutti i sensi, un reparto alla deriva, bisognoso di schemi e spunti d’autore.

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