Catania prigioniero di troppi malintesi e Lucarelli da solo non può bastare

Catania prigioniero di troppi malintesi e Lucarelli da solo non può bastare

Questo Catania non avrà forse «toccato il fondo», ma di si­ curo è in uno dei momenti più bassi della storia recente

di Redazione ITASportPress

La pesante e umiliante sconfitta di Vibo Valentia ha gettato nello sconforto la sempre più delusa tifoseria rossazzurra, che dopo la vittoria con l’Avellino sognava un campionato diverso. Da tempo a Catania si mettono sul banco degli imputati un po’ tutti: dirigenti, allenatori e giocatori. Si fatica a comprendere che, nonostante i nomi altisonanti arrivati la scorsa estate, si abbiano meno punti rispetto all’anno scorso. Purtroppo si vince non soltanto con i soldi, ma con le idee, il gioco, la volontà, la generosità, la professionalità e altro ancora. La società, visti i magri risultati, ha esonerato ieri Andrea Camplone: come sempre l’allenatore è il capro espiatorio.

CHE CONFUSIONE, SARA’ PERCHE’ … – Camplone paga la confusione che c’è nel club, il vuoto di una proprietà che non ne azzecca più una, la mancanza di una comunicazione chiara, l’assenza di una visione forte nel progetto sportivo e il rapporto controverso con una parte della tifoseria. Gli acquisti dell’estate scorsa sono il simbolo del corto circuito e della subalternità delle scelte tecniche rispetto ad altri affari che segnano il profilo del Catania. La verità è che le aspettative vanno governate. E il club in questo momento non è stato capace di farlo. Adesso, per sfuggire alla cronaca di un destino annunciato si cerca di salvare il salvabile e affidarsi a Cristiano Lucarelli un tecnico che di certo non vuole ombre e dirigenti dentro lo spogliatoio.

LUCARELLI DA SOLO NON BASTA – Si spera che adesso Cristiano Lucarelli, allenatore grintoso e coraggioso, possa dare carattere e gioco a un gruppo di calciatori con scarso senso di appartenenza. Impresa assai ardua visto che tutti gli allenatori passati e subentrati al Catania in Serie C sono vittime di una «mission impossibile».  Oggi la squadra zoppica, i giocatori sono demoralizzati e confusi, nessuno sembra bravo, molti hanno perso certezze e autostima. I dirigenti, dovrebbero compiere una profonda autocritica per non ripetere gli errori commessi. Lo stesso devono fare i calciatori. William Shakespeare diceva: «Chi perde la dignità, è un miserabile tutta la vita». Che non vada a finire così.

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