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L'intervista

Catania, Pulvirenti: “Il cuore mi dice di tornare ma servono tre cose. Sigi? Conoscevo la fine”

(Getty Images)

L'ex presidente del Catania ha parlato al quotidiano La Sicilia

Redazione ITASportPress

Torna a parlare l'ex presidente del Catania, Antonino Pulvirenti che al quotidiano "La Sicilia" si è raccontato tra passato, presente e futuro.

Queste alcune sue dichiarazioni:

FALLIMENTO - L’epilogo è stato doloroso per tutti, ovviamente anche per me. Con Finaria il Catania non sarebbe mai fallito. Si era intrapresa la strada del concordato proprio per scongiurare i rischi. 

SIGI - Fin dal 23 luglio, purtroppo, ero sicuro che la vicenda si sarebbe risolta così, per me era scontato, considerando un piano industriale estremamente lacunoso e approssimativo. Speravo di sbagliarmi, purtroppo non mi sono sbagliato. Sulla fideiussione di Torre del Grifo non sostituita da SIGI dico che si tratta di un inadempimento molto grave e potrebbe portare a scenari ed a conseguenze inimmaginabili, gli avvocati sono già al lavoro. 

LO MONACO - Pulvirenti indica il dirigente che ha illuminato il cammino del Catania: “E’ Pietro Lo Monaco che definirei un gigante per quello che è riuscito a fare a Catania. Lo Monaco è un vero fuoriclasse. 

ERRORI - Mi sono scusato per i miei errori. Andai via per questioni di scelte. Su Cosentino posso dire che è un professionista riconosciuto. Venne scelto per ovviare all’interruzione del rapporto con Jorge Cyterzspiller storicamente legato a Lo Monaco. L’intenzione era quella di mantenere forte il legame con il mercato argentino. 

TIFOSILi incontro tutti i giorni e sono tifoso come loro. 

RITORNO - Con il cuore dico di sì e saprei cosa fare ma le condizioni attuali non permettono di poter recitare un ruolo di primo piano tale da rilanciare il nuovo Catania. Ci vogliono tre cose: grande disponibilità economica, passione e competenza.

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