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L'opinione

Catania senza calcio: ecco chi deve gettarsi sul fuoco

Catania senza calcio: ecco chi deve gettarsi sul fuoco

La rubrica sul Calcio Catania curata da Luca Allegra

Redazione ITASportPress

IL CAFFE' SCORRETTO DI LUCA ALLEGRA

Un antico adagio attribuito a John Keats recita come la vittoria abbia sempre moltissimi padri mentre la sconfitta risulti essere orfana.

Proveranno anche da noi, all’indomani dell’umiliante defenestrazione del Catania a campionato in corso, ad autoassolversi, a tirare avanti provando a fare finta di nulla, od al più a vergare sui social lacrimose dichiarazioni d’amore per la maglia provando con sprezzo della vergogna ad occultare o far dimenticare colpe e responsabilità.

Che invece stanno lì, a gridare vendetta, inchiodando in tutta la loro adamantina evidenza i carnefici del sodalizio etneo ed i loro solerti complici.

Sul banco degli imputati la Sigi che il Catania ha presuntuosamente pensato di poter amministrare come fosse una delle tante micro-aziende del nostro desertificato territorio, collezionando errori ed orrori ed accompagnando alle soglie del baratro, per poi spingerlo giù, un sodalizio che non meritava un epilogo così avvilente.

Non può dimenticarsi, è stato il presidente Ghirelli a dirlo apertis verbis, che solo le norme Covid - più lasche in termini di adempimenti- avevano garantito l’iscrizione del club etneo al campionato 2021/22.

Nessuna prospettiva poteva pertanto ragionevolmente attendersi da costoro che hanno persino avuto la responsabilità storica di non avere agevolato la cessione all’avvocato Tacopina, unico soggetto dallo standing acconcio che avrebbe potuto garantire un futuro al calcio etneo.

Miserrimi calcoli da bottegai hanno invece fatto prevalere i propri tornaconti: questa colpa sarà incancellabile ed irredimibile

Larga parte dell’informazione non può chiamarsi fuori: deve pagare il fio di non avere compreso il decorso degli eventi per incapacità, ignavia o peggio per interesse personale.

Ricordate i paginoni dedicati ad i nuovi capitani coraggiosi che avevano acquisito il Catania per poterlo condurre verso magnifiche sorti e progressive ? Le cogitabonde articolesse in cui si valutava tra mille equlibrismi la credibilità dell’ultimo degli acquirenti - il signor M - come se fosse una cosa seria ? 

E come dimenticare i contrattini fatti firmare quali novelli Bruno Vespa al suddetto, tra occhiolini e risatine di compiacimento, dei masanielli in doppiopetto che oggi attaccano per difendersi da quella sentina che è la loro coscienza morale ?

Esistono operatori della (dis)informazione a Catania che hanno ospitato in luminescenti studi tv mister M, accolto con mielosi microfoni l’errabondo Follieri e tacciato di inaffidabilità Tacopina.

Va ricordato, senza alcuno sconto di sorta.

Sappiamo bene quanto sia corta la memoria dei catanesi ma per una volta ci piace pensare che in futuro si preferirà una critica severa, ma intellettualmente onesta, ad un diluvio di populismo rozzo e caciarone che non solo non contribuisce alla crescita della comunità ma si pasce del suo stato di minorità, nutrendolo con ciniche menzogne.

Non si può tacere, in questa chiamata in correità, un riferimento ad una classe politica di monumentale inconsistenza.

Non si è visto nessun esponente locale di alcun partito prendere una posizione tetragona all’altezza della gravità del momento. 

Tutti a profondere retorica a buon mercato che, come si sa, non costa nulla ma fa proseliti trai più allocchi.

Del sindaco (sospeso) che estrinseca il suo ruolo solo sui social resterà il “cinque” datosi con il signor M in tribuna coperta tra sorrisini e pacche alle spalle

Null’altro 

Un primo cittadino distratto nella migliore delle ipotesi, nella peggiore non vedente alla stregua del cieco di Sorrento

Desidero chiudere con un pensiero che mi balena da qualche giorno: occorrerà ricominciare, riprogrammando un progetto nuovo che possa partire con ambizioni dalla serie D.

Ho scoperto qualche giorno fa che il fatturato del patron dell’Empoli Corsi ammonta a 15 milioni di euro, con i toscani che stanno salvandosi agevolmente in massima serie e con una società storicamente capace di lanciare atleti a profusione incassando euro in quantità

A Catania esiste un’enorme realtà della grande distribuzione, il Gruppo Arena, il cui fatturato secondo fonti aperte consultate supera i 700 milioni annui a fronte di 2500 dipendenti e di una posizione di leader incontrastato sul mercato.

Va da sè come ognuno con i propri soldi faccia quel che reputa più opportuno, ma se debbo pensare ad una realtà imprenditoriale con le potenzialità per fare un progetto imponente di rilancio in città non posso non pensare a loro.

Sarebbe auspicabile se la responsabilità sociale d’impresa si estrinsecasse in un servizio per la città a partire dal principale sport cittadino

La comunità gliene sarebbe grata 

Saluti tristi e speranzosi 

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