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Sistema inadeguato

Crac Catania numero 43: il sistema ha avvelenato l’Elefante

(Getty Images)

Nelle ultime 10 stagioni sono fallite, o non sono state in grado di iscriversi al campionato, 76 società di Serie C. Non solo: 117 squadre hanno subito punti di penalizzazione (465 in totale) per inadempienze di carattere economico

Redazione ITASportPress

L'esclusione del Catania dal campionato di Serie C a tre giornate dalla fine sta suscitando la forte indignazione di molti addetti ai lavori. Una vicenda grottesca che i media hanno spinto in tutto il mondo visto che nel 2022, in un campionato professionistico dello sport più importante del Paese, è inammissibile che una squadra possa partecipare a un torneo senza avere la garanzia di essere in grado di finirlo. Molti si interrogano se le norme che regolano le licenze nazionali e le iscrizioni al campionato non sono state applicate a dovere. Ma c'è anche il partito di chi pensa che se il Catania era perfettamente in regola pur facendo la colletta fra tifosi – quindi nessun dubbio sull’operato degli organi di controllo –, allora vuol dire che semplicemente le regole non funzionano. In un caso o nell’altro il sistema calcio italiano ha mostrato tutta la sua inadeguatezza. Un sistema da anni compromesso nelle fondamenta, incapace ed arruffone, che naviga a vista con l’unico interesse di auto-conservarsi.

 (Getty Images)

L'ANALISI - Sulla Gazzetta dello Sport, il giornalista Teotino ha fatto un'analisi sul crac Catania partendo dal fatto che i vertici federali ogni volte succede che un club salti dicono sempre che "non si ripeterà mai più". L’ultima volta che abbiamo sentito questa frase risale a sette anni fa. Era appena saltato in aria il Parma, protagonista dell’età dell’oro del calcio italiano, gli anni Novanta del secolo scorso: tre Coppe Italia, una Coppa delle Coppe, due Coppe Uefa, una Supercoppa europea. Dopo di allora sono fallite o hanno comunque mancato l’iscrizione al campionato prof successivo: Barletta, Grosseto, Real Vicenza, Reggina, Varese, Venezia, Martina Franca, Pavia, Rimini, Monza, Como, Latina, Mantova, Maceratese, Messina, Modena, Vicenza, Avellino, Cesena, Mestre, Bari, Reggiana, Juve Stabia, Fidelis Andria, Trapani, Siracusa, Albissola, Lucchese, Arzachena, Foggia, Akragas, Trapani, Campodarsego, Sicula Leonzio, Robur Siena, Livorno, Gozzano, Chievo, Carpi, Novara, Sambenedettese, Casertana e, nei giorni scorsi, Catania. Scusate per la lunghezza dell’elenco delle squadre e delle piazze colpite, ma sottolineare il solo numero dei club falliti non renderebbe l’idea della diffusione del fenomeno crac, che si presenta, come avete potuto leggere, in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale e colpisce indifferentemente città e paesi di diverse dimensioni e numero di abitanti -scrive Teotino - 

CRAC CATANIA CASO PIU' GRAVE  Teotino però spiega che la vicenda Catania, se possibile, è più grave delle ultime che l’hanno preceduta. Ecco perchè: "era facilmente prevedibile: l’estate scorsa la presentazione dei documenti necessari per partecipare al campionato era arrivata in extremis soltanto grazie a una colletta fra i tifosi che avevano raccolto parte della cifra necessaria a saldare i debiti in scadenza e pagare gli stipendi arretrati. Poi, perché comunque il fallimento del club è stato decretato dal tribunale nel dicembre scorso e si è andati avanti a colpi di esercizi provvisori, salvo accorgersi, a tre giornate dalla fine della regular season, che non c’era più un centesimo per sopravvivere. In questo modo si è falsato un intero campionato, cambiando all’ultimo miglio una classifica vera, attraverso la cancellazione di tutti i risultati di una squadra, come il Catania appunto, che era, nonostante l’acqua alla gola, gli stipendi non pagati e i punti di penalizzazione già inflitti, in lotta per i playoff, avendo peraltro impiegato durante la stagione, e quindi avendo a libro paga (!), la bellezza di 32 giocatori. Una Federazione seria, con organi di controllo adeguati, poteva e doveva intervenire prima: o capendo fin dall’estate che, senza ulteriori collette, non vi erano le risorse indispensabili a garantire la continuità aziendale, o almeno decretandone l’esclusione alla fine del girone d’andata, subito dopo il fallimento del club. Si è invece deciso di andare avanti nell’incertezza. O meglio nella certezza di un sistema insostenibile -  conclude Teotino -. Se risaliamo agli ultimi vent’anni i club saltati in aria sono stati 139. Inevitabile, considerato che i costi della Serie C corrispondono al 163% dei ricavi. È evidente che la prima cosa da fare, da tempo, sarebbe ridurre il numero delle società professionistiche. Invece la riforma dei campionati resta una chiacchiera da bar. Del resto, l’attuale presidente di Federcalcio, Gravina, della Lega Pro diventò presidente nel 2015 quando le squadre di Serie C erano 54 per lasciarla nel 2018 dopo averle aumentate a 59. Come oggi.

LACRIME COCCODRILLO -  In tutto questo marasma del sistema calcio inadeguato, suonano come lacrime di coccodrillo le parole del presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli. “È una situazione che non avrei mai voluto vivere”, ha ammesso dopo la morte del club il presidente della Serie C. Perché anziché abbandonarsi a tanta banalità, Ghirelli non ha fatto mai nulla di concreto? Non riusciamo ancora a spiegarcelo ma forse c'è anche parte del suo veleno nella pancia dell'elefante avvelenato.

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