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Esclusiva

Grassani a ISP: “Esclusione dalla C del Catania sconfitta per tutti. Per i soldi dei tifosi…”

Grassani (screenshot Twitter)

L'esperto di diritto sportivo ha parlato ai microfoni di Itasportpress sulla vicenda Catania

Redazione ITASportPress

Alla luce della proroga dell'esercizio provvisorio dal 7 al 17 marzo per un terzo, e forse ultimo, tentativo di vendita della società Calcio Catania Spa dichiarata fallita nel dicembre del 2021, previsto per il 15 marzo, la redazione di Itasportpress.it, ha chiesto all'avv Mattia Grassani, esperto in diritto sportivo anche in campo internazionale, quali sono i possibili scenari.

Avv. Grassani, il Tribunale ha indetto una terza asta per l’acquisto del ramo d’azienda calcistico del Calcio Catania dopo aver ricevuto la manifestazione di interesse da parte della società F.C. Catania 1946 s.r.l. di Benedetto Mancini. L'imprenditore laziale dopo seconda asta andata deserta ha lamentato una serie di disguidi tecnici a livello telematico per il mancato arrivo entro i termini della pec e del bonifico della cauzione di 125 mila euro. Ritiene giusta la decisione del tribunale di andare avanti concedendo una nuova chance a Mancini che però non ha ancora versato l'intero capitale sociale di 500 mila euro come richiesto nel bando?

Lo ritengo assolutamente giusto, perché potrebbe consentire, in primo luogo, alla Catania calcistica di poter continuare a vantare un club tra i professionisti e, in secondo luogo, alla Curatela di incrementare la massa attiva del fallimento da distribuire ai creditori. A mio avviso la procedura deve tendere all'assegnazione dell'asset, troppo superiori i vantaggi rispetto agli oneri. Si consideri, peraltro, che nessuna norma FIGC prevede che i club di Serie C, tantomeno quelli subentranti nel titolo sportivo di società fallite, debbano disporre di un capitale sociale di 500 mila euro.

Le normative attuali concedono al Catania la possibilità di concludere il campionato se non dovesse trovare un proprietario a 7 partite dalla fine del torneo?

Finché sarà possibile, su autorizzazione da parte del Tribunale Fallimentare a seguito di richiesta del Curatore, l'esercizio provvisorio dell'impresa, la squadra potrà disputare le partite e concludere il campionato. Certamente non sarebbe un bello spot per il calcio italiano che un campionato professionistico, a un mese circa dalla sua conclusione, perdesse una squadra, con tutte le conseguenti ripercussioni in termini di variazioni di classifica e di calendario. Sarebbe, penso, una sconfitta per tutti.

Vi sono elementi di diritto sportivo che potrebbero indurre i club di Serie C Girone C in lotta per la salvezza a fare ricorso alla Figc per la mancata esclusione del Catania dichiarato fallito lo scorso mese di dicembre e tenuto in vita fino a metà marzo?

A mio avviso assolutamente no, perché l'art. 52, comma 3, delle NOIF consente alla squadra di riferimento di una società fallita di continuare a disputare le partite in caso di autorizzazione all'esercizio provvisorio dell'impresa, proprio a tutela non soltanto della regolarità del campionato ma anche dei creditori. Credo che eventuali ricorsi, allo stato attuale, non avrebbero margini di accoglimento.

I tifosi del Catania che hanno versato circa 130 mila euro per l’iscrizione al campionato di Serie C la scorsa estate come potranno ricevere la somma indietro visto che la Sigi non ha mantenuto la promessa di restituirli a dicembre 2021?

Difficile dirlo perché non conosco modalità di erogazione e documenti sottostanti. Di certo, trattandosi di società fallita, l'eventuale credito sarebbe di grado chirografario e, dunque, di difficile soddisfazione. Nè potrebbe rientrare tra i cd. 'debiti sportivi', che sarebbero a carico dell'acquirente dell'azienda sportiva, in quanto i creditori non appartengono all'ordinamento FIGC.

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