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Rubrica

Il Calcio Catania ormai è roba da avvocati

Il Calcio Catania ormai è roba da avvocati

Da oggi, sul nostro giornale online, parte la rubrica sul Calcio Catania curata da Luca Allegra

Luca Allegra

IL CAFFE' SCORRETTO DI LUCA ALLEGRA

Anni fa quando esercitavo ancora la professione del giornalista ebbi la fortuna di lavorare in un contesto sportivo di straordinaria floridezza per la mia città: la serie A, i record di punti, la sequela di argentini sfornati con cadenza regolare, le epiche sfide contro Inter e Juventus con il catino del Massimino ribollente di entusiasmo.

Oggi le tristi vicende di Sigi - questo brutto acronimo che cela una realtà ancor più funesta - sono grigia materia per avvocati.

Non c’è più nessuno che parla di campo da gioco, si discute di scadenze e retribuzioni, si accenna a cessioni di ramo d’azienda, si ragiona di fallimento pilotato.

Un linguaggio tecnico che farebbe bella mostra di sè su atti e trattati da giureconsulti, non sulle pagine sportive o sull’etere locale laddove i mediocri giornalisti cittadini si trovano costretti a studiacchiare qualche bignamino di giurisprudenza per cercare di dare risposte ad una piazza inferocita. Con risultati, ca va sans dire, spesso oltremodo imbarazzanti financo penosi in taluni frangenti.

E se ai tempi in cui Berta filava gli avvocati protagonisti erano l’ex assessore Arena all’acme del suo populismo-ultrà ma comunque piacevolmente verboso nel suo periodare arzigogolato e/o l’avvocato Patanè che di calcio ha sempre saputo pochino ma che seppe crearsi consenso per le declamatorie intemerate in un noto, ancorché modesto, salotto televisivo, oggi il panorama è decisamente cambiato.

A presiedere il cda della fantomatica Sigi di cui sopra infatti c’è, lupus in fabula, un altro avvocato, Giovanni Ferraù, che, cognome curioso a parte, è l’idealtipo del legale catanese: perennemente sorridente, con un vocabolario acconcio, un’agenda telefonica densa di vips, un trascorso in politica nella destra etnea e quella falsa bonomìa che troppo spesso coincide con una acclarata inconcludenza.

Le vicende di questi due anni al Catania dimostrano, più di ogni altra cosa, come vacuità da azzeccagarbugli alle vongole possano contribuire a preparare la fossa per una società sportiva amata e seguita con intonsa passione .

Qualche giorno fa ho partecipato con piacere ad una trasmissione locale sui rossazzurri, in cui - come raramente accade nelle plaghe giornalistiche etnee, notoriamente silenziate ed ossequiose oltre che rispettose di certi equilibri- poteva parlarsi in libertà.

Giuseppe Rapisarda, sorta di influencer dei social in quanto molto bene informato sulle tristi storie societarie etnee, rifletteva sul fatto che sarebbe bene che di Catania tornassero ad occuparsene i giornalisti, a simboleggiare un ritorno ad una normalità agonistica, concentrandosi su campo, gol, fuorigioco e calciomercato.

Che tutti questi avvocati tornino a fare il mestiere loro.

Lo diceva lui che naturalmente è un altro avvocato di questa storia

E credo avesse ragione

Saluti (il)legali

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