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Nessuna sorpresa: a Catania non è fallito solo il club

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La rubrica sul Calcio Catania curata da Luca Allegra

Redazione ITASportPress

IL CAFFE' SCORRETTO DI LUCA ALLEGRA

Se il fallimento del Calcio Catania si è abbattuto feralmente sulla comunità etnea decapitando un entusiasmo già ampiamente compromesso dai modesti risultati delle ultime stagioni, alle falde dell’Etna c’è un altro fallimento di fatto che ammorba l’intero ambiente.

È quello di una stampa sportiva ridotta ai minimi termini, priva di forza morale, di forma e contenuti, di conoscenze.

Chiunque osservi con onestà e disincanto il mondo dell’informazione catanese non può che constatarne la sostanziale irrilevanza, l’incapacità assoluta di ingerire sulla comunità, l’inadeguatezza conclamata, una tale scarsezza da raggiungere vette di inconsapevole ironia.

Un così imbarazzante cupio dissolvi da suscitare sconforto in chi crede nella capacità della stampa di incarnare quel quarto potere di cui parlano i sociologi.

Dalle nostre parti il conformismo regna sovrano.

Nessun fremito attraversa la stampa tradizionale - il giornale locale o le storiche televisioni cittadine - ove vige una linea filogovernativa “a prescindere” con allocazioni nelle redazioni sportive dei meno dotati tra i componenti le redazioni.

Come se scrivere di sport fosse un passatempo, molti si guadagnano da vivere in altro modo, con la più gettonata delle figure che è quella dell’avvocato- giornalista emblema del dilettantismo imperante in città.

Il mondo radiofonico ha rappresentato per anni un’alternativa alle forme più istituzionali di comunicazione: gode della possibilità di un approccio più smart, meno ingessato, maggiormente permeato di interlocuzione con il mondo esterno, più giovanile, meno ingobbito.

La tragedia è che dalle emittenti locali nulla di tutto questo promana.

In talune redazioni c’è una totale insufficienza rispetto alla funzione ricoperta : tra facezie, sciocchezzuole, pensieri banalotti impregnati di senso comune si occupano le frequenze senza fornire alcun contributo utile agli ascoltatori in nome di un’autoreferenzialità autocentrata.

Altri provano a scimmiottare le radio romane inventando temi scabrosi, polemiche fittizie, fantanotizie al solo fine di accaparrarsi un po’ di visibilità e di ascolti.

Spesso peraltro litigando con i modi dei verbi o la consecutio temporum suscitando negli ascoltatori avveduti un senso di raccapriccio per lo stupro grammaticale in corso.

Poi c’è chi sceglie di immolarsi interamente agli ascoltatori in un profluvio di messaggi whatsapp e/o vocali che fanno credere a chi sta al di là del microfono di rivestire il ruolo di opinion leader.

Non si comprende che a dettare i temi dovrebbe essere chi conduce non chi ascolta, cui solo all’interno di una cornice precisa e di regole stabilite puó essere consentito di esternare un punto di vista che resta mediato e disciplinato.

Chi fruisce dell’informazione non ne è il signore e padrone, non può stabilire quali argomenti affrontare e se silenziarne altri. 

Ha solo il diritto di critica: le linee editoriali non sono affar suo.

Soltanto una stampa povera, priva di cultura e autostima può ridursi a serbatoio del malcontento, a ricettacolo dei peggiori istinti di una comunità mal guidata da una pletora di giornalisti che mai come in questi anni versa in uno stato di conclamata mediocrità.

Mi viene da pensare se con il fallimento della squadra etnea c’è speranza che fallisca un giornalismo conformista, ubbidiente e mediocre come quello locale.

Ne dubito.

Troppi assomigliano all’araba fenice: rinasceranno dalle loro ceneri con la modestia di sempre

Saluti disincantati

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