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L'appello

Scaltriti: l’appello per prendere il Catania e la lettera per dire grazie a Tacopina

Scaltriti: l’appello per prendere il Catania e la lettera per dire grazie a Tacopina

Il messaggio del responsabile della comunicazione del Catania

Redazione ITASportPress

Il Catania attende il "salvatore" che possa riportarlo nelle categorie dove merita di stare per storia e blasone. L'uomo della Provvidenza era arrivato dagli Stati Uniti ed era Joe Tacopina ma al termine di una trattativa trasformata in soap opera con la SIGI, l'holding proprietaria del sodalizio di via Magenta, si è addivenuti ad una rottura clamorosa e del tutto inattesa. Angelo Scaltriti, responsabile della comunicazione del Catania, poche ore prima dell'asta per la vendita del club a nuovo proprietario, ha scritto una lettera accorata per ringraziare Tacopina e poi ha rivolto un appello agli investitori affinché partecipino al bando per prendere il club etneo.

ASTA - Non è un gioco, perciò pronostici, ottimismo e pessimismo, fiducia e sfiducia, sensazioni et similia non mi interessano, tra poche ore sarà tutto più chiaro. Di tanto in tanto, nella vita, bisogna (saggiamente ed utilmente) rassegnarsi ad attendere e basta: non è mica così brutto, si può sfruttare il tempo per pensare e condividere le proprie riflessioni.

Se l’asta ormai imminente dovesse andare deserta, l’Italia del calcio perderebbe una realtà importante e prestigiosa, di quel prestigio che non nasce dalla vittoria di uno scudetto ma dalla capacità di aggregare decine di migliaia di persone intorno alla sana passione per una squadra amata visceralmente e quotidianamente, non soltanto nel giorno della partita.

MODELLO CATANIA - Oggi una nuova proprietà avrebbe tutto, per sviluppare un progetto vincente: potrebbe contare sulle potenzialità sociali ed economiche dell’area metropolitana di Catania, sull’attenzione generale certificata dalle potentissime immagini dell’ultima e felice esperienza in Serie A, sulla generosità di un pubblico capace di compiere gesta epocali nella storia delle tifoserie italiane. Pensiamo, per esempio, ai 40.000 etnei all’Olimpico nel 1983, non per una finale di Champions ma per gli spareggi che sancirono la promozione in A.

E ancora, in tempo di Covid-19 e con lo spettro del fallimento, questa gente innamorata ha estratto dall’astuccio l’ultimo commovente gioiello di partecipazione: in 10.000 a sostegno della squadra dell’Elefante per il gran derby di Sicilia, chiuso dal pronostico ma vinto insieme dalla squadra e dai tifosi, in un sano vortice di orgoglio ed empatia.

Una visione manageriale lungimirante e illuminata saprebbe, inoltre, come tradurre in importante risorsa la genuina e diffusa ammirazione per il club, per la sua organizzazione e per le sue strutture, espressa negli anni da numerosi protagonisti della scena calcistica nazionale e internazionale, molti dei quali “esplosi” o rilanciati proprio sotto l’Etna, laddove le coordinate sembrano proprio le migliori e più propizie per fare calcio: tutto questo è un giacimento, occorre solo la forza di estrarre i diamanti del futuro.

Qui, lavorando con il sorriso del coraggio nonostante il fallimento della società non permetta di declinare alcun verbo al futuro, si riesce quasi magicamente a fare in modo che un ragazzo come Luca Moro trovi la sua isola felice e, realizzando 21 gol, approdi con merito in Serie A. È questo, il modello Catania: il sacrificio, la dedizione e il senso di appartenenza di tifosi straordinari può essere la garanzia migliore per chi, con ambizione e serietà, volesse mettere in campo forza economica e know-how.

TACOPINA - Lasciatemi ringraziare nuovamente Joe Tacopina per averci provato, quand’era molto più difficile e cioè quando i debiti erano molto più consistenti: l’avvocato statunitense aveva intuito le grandi prospettive correttamente, tempestivamente e compiutamente, con l’intelligenza e la dimostrata capacità che gli sono proprie, quindi si è speso con coraggio, pazienza e generosità ma infine, dopo una lunga ed estenuante attesa, ha dovuto fare i conti con la mancata realizzazione dei presupposti d’investimento da lui responsabilmente individuati (abbattimento del debito, in difetto del quale la sorte era segnata come purtroppo il tempo ha confermato) ma che in alcun modo dipendevano da lui.

Oggi occorre un milione di euro, prezzo di aggiudicazione al netto di eventuali rilanci, e l’accollo del cosiddetto debito sportivo che, secondo la dettagliata relazione di stima, è individuato intorno al valore di tre milioni: tanto serve per tenere in vita e in Serie C questa base, che del Calcio Catania erediterebbe la tradizione sportiva, la categoria con buona probabilità e, soprattutto, le coordinate già elencate. È un affare ed è, precisamente, l’affare di puntare sul pallone in una delle tante piazze importanti in difficoltà: l’Italia calcistica deve riuscire a tutelarle e ad aiutarle.

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