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Sogno sfumato

Sgomberato il Catania Point, la titolare: “Sigi, solo danni. Vi spiego tutto”

Sgomberato il Catania Point, la titolare: “Sigi, solo danni. Vi spiego tutto”

È stato un punto di riferimento per lo shopping rossazzurro in pieno centro

Redazione ITASportPress

Come Attila. La SIGI, società di imprenditori locali che ha gestito per un anno e mezzo il Calcio Catania, si è lasciata alle spalle solo macerie. Club fallito dopo 75 anni, Torre del Grifo abbandonato e tutto il patrimonio svalutato. Un disastro senza precedenti che porta la firma dei vertici della controllante del Catania Calcio a cominciare dal maggiore azionista Gaetano Nicolosi, poi a seguire Giovanni Ferrau’ e gli altri amministratori. 

DALL'AZIONARIATO ALLA COLLETTA - I "Fiumi di Parole" che hanno accompagnato questi 18 mesi di gestione sono stati suggellati da parole roboanti come "sceicco", per passare a termini più eleganti come "fondo estero". In effetti un fondo c'è stato, quello del barile, quando, invece della "innovativa ed originale" proposta di azionariato popolare (questo termine nel calcio si usa sempre nelle situazioni disperate) si è arrivati alla "colletta" dei tifosi, fatta in strada e tramite bonifico. Questione di stile per il management del Catania. Non erano queste le premesse di Maurizio Pellegrino, il grande ispiratore della SIGI che attualmente ricopre l'incarico di direttore dell'area sportiva.

CATANIA POINT - Il disastro SIGI ha persino fatto abbassare la saracinesca al punto vendita del Catania. La casa di molti tifosi rossazzurri che per anni hanno usufruito dei servizi dell’oramai storico punto vendita di Corso Italia, non esiste più. Oggi lo sgombero dei locali come spiega la titolare Cecilia Amenta a Itasportpress.it

Cecilia come ci si sente in questi momenti dopo che il tuo progetto al servizio dei tifosi è sfumato?

Malissimo. Dopo soli tre anni il mio Catania Point ha abbassato definitivamente la saracinesca.

Tanti i soldi investiti per un negozio così bello...

Tanto denaro purtroppo buttato via. Firmai un contratto triennale con l'allora direttore Pietro Lo Monaco nel 2018 e finché c’era lui, andò tutto bene. Poi...

Racconta pure Cecilia...

Arrivò la SIGI e fu un disastro. Solo danni. Non mi hanno mai mandato merce per una intera stagione, se non qualche giacenza a fine campionato. Io pagavo 500 euro al mese per la concessione per la vendita del marchio, pagavo loro il merchandising ma che non potevo ordinare direttamente alle ditte fornitrici. Inoltre avevo anche le spese dell'affitto dei locali di 2.500 euro.

Un bel danno, ma come hai reagito?

Ad agosto 2021, dopo vari solleciti, contatto il mio avvocato e ho ottenuto un incontro per apportare qualche modifica al contratto.

Con chi hai parlato?

Ci ha ricevuti l'azionista di maggioranza della SIGI Gaetano Nicolosi che dopo avermi fatto parlare per un’ora mi dice: “Guardi che il contratto non glielo rinnoviamo perché lei non rientra nei nostri progetti. Abbiamo pronte 40 piattaforme online per vendere il merchandising, peró se paga un fee d’ingresso possiamo valutare la sua proposta.

Soldi insomma

Ho risposto che il fee lo avevo pagato a Lo Monaco al momento della firma del contratto. Mi hanno fatto fuori senza neanche fornirmi il nuovo materiale Nike che sarebbe andato a ruba nel mio Catania Point, che era l’unico in centro città. Pessima gestione della Sigi che aveva una grande opportunità con Joe Tacopina, ma lo hanno fatto scappare e poi il fallimento è stato inevitabile. Un grande professionista a stelle e strisce con il quale non potevano mai competere ma oltretutto rappresentava per questa Sigi un'occasione unica per andare via e anche ottenere quello che volevano sin da quando hanno preso il Catania dal Tribunale. Il loro obiettivo era chiaro ma neanche la Fata "Turchese" come l'ha ribattezzata Nicolosi, ha salvato il mio Catania e il mio punto vendita.

 

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